Piantiamola con lo Stato Laico, c’è bisogno di uno Stato Ateo!

Come avrò già scritto qui su Kaletra, ho gettato la mia TV sette anni fa dopo aver letto sopra un catalogo Unieuro Tutto Fuori che la TV è un elettrodomestico.
“Non può essere così tremendo fare a meno del minipimer” ho pensato.
E avevo ragione.
Oggi non sono un uomo libero, ma sono un uomo un pò più libero di […]

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Come avrò già scritto qui su Kaletra, ho gettato la mia TV sette anni fa dopo aver letto sopra un catalogo Unieuro Tutto Fuori che la TV è un elettrodomestico.

Non può essere così tremendo fare a meno del minipimer” ho pensato.

E avevo ragione.
Oggi non sono un uomo libero, ma sono un uomo un pò più libero di prima.
Vabbè “un uomo“…

Ogni tanto però mi capita di navigare su RaiClick e gustarmi Vespa che sorseggia vino, Vespa che ricorda Tangentopoli e sembra Savonarola che fa freddure sull’apocalisse, Vespa che ghigna, Vespa che rutta. Nei film di Alvaro Vitali c’era la Fenec con Pierino, su RaiClick c’è Vespa con Pannella.
Ma tra Vespa e Pannella c’è ancora tutto il trash della commedia all’italiana.

Comunque notavo che la televisione gioca sempre sull’equivoco della “laicità”, dello “Stato Laico” e così via.
Ed è anche colpa nostra che urliamo e strilliamo ma poi famo sempre il loro gioco quando sul più bello ci scappa la parolina maledetta: LAICO.
E che cazzo!
A quel punto la trappola è scattata e nell’arco di una singola intervista la parola laico cambia di significato una trentina di volte in base alla convenienza, all’astuzia di Bruno, all’oroscopo di Branco, al ciclo dell’Annunziata. E vada per Branco, ma avere a che fare con la figa dell’Annunziata…

Gli organizzatori del Family Day sostenevano ad esempio di essere laici.
Vi ricordate?
Tuttavia gli accrediti stampa dovevi andarli a ritirare al Vicariato di Roma a S. Giovanni in Laterano.
Che non è propriamente la tomba di Lenin no?

Per molti individui essere “laico” significa non essere religioso, ovvero prete.
In questo senso quando la Binetti dice di essere laica, sta dicendo di essere una cittadina che, pur non ricoprendo funzioni religiose, riconosce al Potefice l’autorità di indirizzare le proprie scelte in materia di etica e di morale.
Cioè in qualunque materia che le competa in quanto parlamentare.
Sarà discutibile, certo, ma si tratta di un’idea molto chiara: la Chiesa non mi dà da magnà e quindi sò laica.
Chiara e rapida come una ghigliottina. Zac! Fuori un frocio. Zac! Fuori un ebreo.

Io, il movimento gay, i radicali, gli studenti dissidenti alla Sapienza, un paio di tipi a sinistra, dobbiamo ammetterlo… abbiamo nella testa un aborto ideologico, non un’idea.

Per noi “laico” sarebbe un individuo che, pur credendo in Dio e riconoscendo l’autorità del Papa, disattende le proprie convinzioni in nome di un astratto principio equalitario tutte le volte che in parlamento deve prendere una qualunque decisione.

Ma siamo tordi?
Un individuo del genere non esiste e, se fosse un libro, diremmo si tratterebbe di un libro come dire… al massimo di Fabio Volo.

La realtà è che non basta uno Stato laico, non serve uno Stato laico, serve uno stato ateo.

Ateo e naturalmente tollerante (non anticlericale), in cui un credente dovrebbe spontaneamente esimersi dallo scendere in politica.
Riconosco l’autorità del Papa? Bene, allora servo il Papa e lo faccio nel suo Stato, non nella Repubblica del Cazzo Italiana.

D’altro canto lo affermavo nel post di ieri (qui), la società occidentale è tenuta assieme da strettissimi legami di interdipendenza oggi completamente svincolati dalla natura.

E’ il Mac Donalds che ci tiene insieme, è il terrore di invecchiare, è la cucina macrobiotica, è l’ambientalismo, sono gli standard igienici… non Dio.
E da un punto di vista antropologico di Dio non c’è più alcun bisogno, visto che non c’è aspirazione che non possa essere soddisfatta da una carta di credito con un tetto di spesa ragionevole.

Per la maggior parte dei cosiddetti “laici”, Dio, Buddha o la dea Kalì rimangono appigli ectoplasmatici di fronte ai quali fare la fila quando la sfiga o le ristrettezze lo richiedano.
Orenghechiò…ohm dammmiii venttiiii eurooooohm… ohm…

Una specie di bancomat cosmici sulla stregua di quelli Capitalia.
Con un software che sa di antico, quasi sempre rotti e senza scontrino.

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3 Comments

  1. January 21, 2008 at 4:45 pm | Permalink

    Cos’era oggi? La giornata mondiale dell’utopia?
    La religione è uno dei peggiori mali del mondo, peggio ancora quando si trasforma in superstizione. Del fanatismo (che non è solo l’uomo che fa esplodere un’autobomba) non c’è manco bisogno di parlare.
    E’ stato e continua ad essere un comodissimo pretesto per querre, prevaricazioni e limitazioni alla libertà, all’autodeterminazione e alla felicità degli individui.

    Davvero, come ho paura, tutto questo morirà insieme, com’è nato, quando schiopperà allegramente il mondo?

  2. Rosa
    July 28, 2010 at 6:33 pm | Permalink

    Piantiamola di fare i radical chic, miei cari.
    la religione fa parte della società umana dalla sua nascita, ed è legata a cose molto più serie di quelle che citate voi, tipo il culto dei morti e quelle care domande che probablmente non vi fate da tempo tipo da dove veniamo, che ci stiamo a fare qui e dove stiamo andando, sapete come dice Ulisse di Dante e Blade Runner.
    Senza scendere nei particolari, fatevi qualcosa di piu’ di un panino una volta ogni tanto, andatevi a rileggere Kant, anche se vecchiotto sempre bene va, Bergson, Dante appunto e qualche chilata di libri che non siano di Volo o di Moccia.
    Sparare a zero su un fenomeno culturale della portata e della vastità della religione con facili battutine da bar forse vi rallegra la vita, di sicuro non rallegra nessuno, ed anzi fa il gioco di quelli che chiamate fanatici che possono chiamarvi, chiamarci tutti, dei superficialoidi con il gusto della battuta.
    sono d’accordo con voi, e con i ‘laici’ su molte cose, ma questo post francamente mi disgusta per la sua mancanza assoluta di pensiero profondo.
    Da una che non va da dio per avere venti euro e conosce un sacco di gente che non lo fa.

  3. July 30, 2010 at 12:41 pm | Permalink

    Rosa, io non penso che la religione sia uno dei peggiori mali del mondo.

    Tuttavia io, come altri qui sopra, conosco Kant e Dante e non ho mai letto un libro di Fabio Volo.
    Trovo molto stupido e presuntuoso da parte tua questo tuo porti in una posizione di superioritá rispetto alla discussione che, a ben vedere, é sullo stato, non sulla religione.
    A limite sul rapporto tra stato e religione (e non tra religione e stato).

    Questo perché sulla religione io non ho molto da dire a parte il fatto che, finché qualcuno non mi dimostra razionalmente che Dio esiste, ho tutto il diritto di pensare che la religione é uno stato allucinatorio.

    La cosa piú presuntuosa peró é quello che scrivi qui:
    “la religione fa parte della società umana dalla sua nascita, ed è legata a cose molto più serie di quelle che citate voi, tipo il culto dei morti e quelle care domande che probablmente non vi fate da tempo tipo da dove veniamo, che ci stiamo a fare qui e dove stiamo andando, sapete come dice Ulisse di Dante e Blade Runner.”

    Vuoi sapere cos’e’ davvero disgustoso? E’supporre che chi non si pone la domanda di Dio non si ponga invece quella sull’esistenza (magari senza poi accontentarsi di risposte facili come quella del divino).

    Ti informo inoltre che non é vero che la religione fa parte della societá umana dalla sua nascita (infetti Levi Strauss, cercando un tratto comune a tutte le societá, non sceglie Dio ma sceglie il divieto di incesto) ed é ancora da dimostrare che l’origine della religione sia da cercarsi nel manismo, lo stesso Taylor ha dubbi in proposito.
    Te lo dice uno che ha studiato appunto antropologia e che le domande che ti poni tu se le é poste.

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