La superiorità di chi ha partecipato alle manifestazioni o di chi usa il proprio nome o la propria faccia.

Domenica prossima sarà la ricorrenza della morte di Alfredo Ormando.
Lo ricorda nel redazionale Gay Today che sottolinea come la commemorazione non sia mai stata centrale per il movimento gay.

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Alfredo, col suo rogo spettacolare, ha senza dubbio richiamato l’attenzione sulle responsabilità che istituzioni come famiglia, religione e sistema di istruzione hanno nei riguardi degli individui psicologicamente più fragili e sul ruolo oppressivo che ricoprono in alcune aree del paese (la Sicilia per esempio).

Ciò nonostante io sono tra quelli che non perdonano ad Alfredo di aver sottratto la sua rabbia al movimento, rabbia che poteva essere reindirizzata su battaglie condivise invece di ardere via così, in modo alla fine onanistico.
Lo dico senza voler ferire nessuno, si capisce.
Per Alfredo provo grande pietà e grande rancore contro il sistema che lo ha disarmato.
Ma Alfredo non è un mio martire. Massimo Consoli è un mio martire.

Per tutti coloro che fossero invece percorsi da analoghi (ma speriamo meno intensi) dubbi anal-trascendentali e/o frocio-clericali consiglio quattro chiacchiere col Gruppo Nuova Proposta che si riunisce settimanalmente (penso) presso la Chiesa Valdese a piazza Cavour.
Ho seguito personalmente un paio di sedute e so che lì potete trovare consiglio e conforto in un gruppo dinamico ed amichevole che si ripropone di promuovere… come dire… un rinnovamento dall’interno.

Ma ecco come procede l’articolo sopra citato:

… su queste stesse pagine si è trasposto il dibattito asfittico tipico delle associazioni GLBT, con l’unica differenza che qui a farlo sono singoli militanti o cittadini: ci si accusa reciprocamente di mancata coerenza, si denigra chi si affaccia con timidezza all’impegno per la comunità, si millanta una presunta, e non meglio specificata, superiorità di chi ha partecipato a tutte le manifestazioni o di chi usa il proprio nome o la propria faccia.

Ci si dovrebbe impegnare a far conoscere e ad unire per convincere anche chi, per varie ragioni, percorre lentamente sia il percorso sia di accettazione di sé, sia quello verso un impegno concreto e visibile all’interno del movimento e invece, ancora una volta, si sta sprecando tempo in un confronto, forse stimolante, ma tutt’altro che produttivo.

Per certi versi Gay Today coglie nel segno.
Riguardo all’inazione dilagante ad esempio.
 Tuttavia…

Se è vero che un movimento non può sacrificare la propria base, è anche ridicolo che si fermi ad aspettare che le frange più arretrate, ovvero “chi si affaccia con timidezza all’impegno”, si allineino alle sue avanguardie.
Sono loro che devono sbrigarsi, non noi che dobbiamo retrocedere.
E anzi dovremmo porci molto seriamente il problema di accellerare questo processo formativo.

Un eventuale coordinamento, ed ancor di più un movimento, dovrebbero disporre di strutture che svolgano una funzione di supporto, di altre che si occupino della formazione e dell’istruzione, di una coscienza critica e di avanguardie disposte a combattere.

Io per primo, nel post precedente, ho sottolineato come sia importante fare evangelizzazione frocia ed evitare di prendersela con chi “percorre lentamente l’iter di accettazione”.
Ho ammesso che io non riesco a farlo perchè sono un estremista e vado bene per morte, genocidio, devastazioni e sterminio, non per tè, pasticcini e due chiacchiere sui vangeli o su come dirlo a mamma e papà.
Io sono stanco di ripetere il pattern della negoziazione e del dialogo, sono stanco di leccarmi le ferite, sono stanco dei suicidi, sono stanco delle accettazioni e dei drammi interiori.
Non siamo in Iraq, non veniamo bombardati, non siamo stati Tsumanati; chi se li fotte i drammi interiori!

Le avanguardie finocchie devono andare avanti per la loro strada senza se e senza ma, e non devono tollerare che si polemizzi dicendo “… che millanta una presunta, e non meglio specificata, superiorità di chi ha partecipato a tutte le manifestazioni o di chi usa il proprio nome o la propria faccia.
Chi decide di prendersi il suo tempo è naturale che rimanga ai margini senza intralciare coloro che, mettendoci nome, faccia e sudore, meritano a pieno titolo una per niente millantata precedenza.

Guardate che avvicinare le nuove leve significa illustrare programmi, strategie e prospettive.
Significa formare degli omosessuali consapevoli dei loro diritti, della loro storia, dei loro doveri nei confronti della comunità.
Non significa rinegoziare i nostri principi a ribasso mortificando chi combatte sul serio, chi ci mette nome e faccia e merita per questo il massimo rispetto.

In ultima analisi però la domanda rimane una:
dove sarebbero ste strutture di reclutamento e formazione?
Sarebbero i film di Ang Lee e di Ozpetec?

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17 Comments

  1. January 14, 2008 at 6:53 pm | Permalink

    E’ proprio vero che ognuno ha una chiesa, o un partito..e spesso riesce proprio a vedere solo quelle altrui..
    (Comunque per il reclutamento suggerisco la Bussola d’oro ;) )

  2. January 14, 2008 at 7:34 pm | Permalink

    No, interpreto: le strutture di reclutamento e formazione sarebbero le associazioni.

    E qui parte una generale grossa e grassa risata.

  3. admin
    January 14, 2008 at 7:36 pm | Permalink

    Grasse risate! Grasse risate….

  4. January 15, 2008 at 12:15 am | Permalink

    kaletra… a me leggendo l’editoriale dello pseudonimo Andreas Martini (andare a leggere il suo blog e vedere le motivazioni dello pseudonimo) m’è venuto da piagne… se stiamo ancora a questo punto… quali sarebbero le strategie e i programmi? per fare la seconda riunione degli stati generali, dopo un anno, abbiamo lavorato e rotto il ca**o i tre da luglio a ottobre (la Battaglia, la Toniollo e io… ci sono le email…).
    Ma quali programmi e strategie? Qui manca l’unità del movimento! Si fa un pride nazionale a Bologna perché è l’anniversario del Cassero! Ma questa può essere una motivazione che ha una ragione POLITICA? Come lo diffondiamo questo programma? Gli diciamo che era opportuno e logico in un’ottica di condivisione negoziata degli obiettivi di lungo periodo e frutto di un accorto accordo politico che soddisfa le esigenze della più organizzata macchina mangia soldi della comunità GLBT (l’arcigaya per chi non avesse capito)?
    E questa sarebbe la novità?
    Il Mario Mieli esce dal tavolo di concertazione con il Comune insieme a Nuova Proposta e tutti gli altri rimangono dentro? Grande novità nel panorama politico?
    Qui sembra di stare a Bisanzio, alle sogli della caduta dell’Impero, altro che visione politica, strategie e programmi…
    ma questo non glielo scrivo ad Andreas Martini… tanto non capirebbe
    E scusate lo sfogo!
     Guido

    P.S. Kaletra… anche io ho rapporti abbastanza stretti con nuova proposta (il direttore del roma rainbow choir dove canto ne fa parte…) la prossima volta che ci fai un salto, fai un fischio, così magari avrò il piacere di scambiare due parole dal vivo con te, sempre che ti sconfiferi.

  5. January 15, 2008 at 12:26 am | Permalink

    Sono l’autore dell’editoriale di GT a cui fai riferimento e mi premeva ribattere che non ho invocato una sorta di retrocessione o rallentamento dei militanti imperlati di sudore, nè una rinegoziazione a ribasso dei principi. Anzi intedevo il contrario: piuttosto che criticare chi non ha mai militato (o ha militato male) sarebbe opportuno impegnare il tempo a coinvolgerli. Se non lo sanno già (ormai internet non ammette ignoranti), sapranno che il movimento in un determinato momento è ad un certo livello di rivendicazione. Chiaro che se il loro percorso di formazione di un pensiero politico si è fermato, per esempio, ai pacs non è il movimento che retrocede ma loro che accellerano o si fermano.
    Una domanda: i militanti su chi/cosa dovrebbero avere la precedenza?

    In sostanza l’editoriale era contro lo sterile dibattito su chi sia meglio dell’altro (le associazioni litigano sulla rappresentatività, i singoli su chi sia più avanti e chi più dietro, abbastanza simili come perdite di tempo), auspicando un nuovo confronto sui fatti e sulle strategie.

    P.S. manifestando, necessariamente con la mia faccia, ma firmandomi con pseudonimo posso comunque permettermi di inserirmi tra il gruppo militanti duri e puri?

  6. admin
    January 15, 2008 at 2:15 am | Permalink

    Allora ragazzi, intanto mi scuso con Andreas perchè evidentemente ho travisato la chiusura del suo editoriale.
    Riguardo a Guido sono perfettamente d’accordo con te su quasi tutti i punti e ho grande stima per la decisione del Mieli e di Nuova Proposta (e grande sconcerto per gli altri di cui non comprendo le motivazioni).

    Secondo poi conosco piuttosto bene la situazione romana dunque la mia voleva essere una provocazione consapevole.
    Li conosco un pò tutti i “quadri” del movimento capitolino (e non solo).
    So benissimo che manca compattezza.
    Penso anche io che bisognerebbe smetterla di perdere tempo dietro ad inutili polemiche o a questioni… come dire… entry level quando si è abbastanza avanti per poter fare altro. Questo d’altro canto ribadisco nel post.

    Constato però che qualcuno se ne dovrà pure far carico delle nuove leve!
    Se queste “strutture” non ci sono bisogna crearle.
    Altrimenti non ci libereremo mai dal peso, piacevole per carità, del dico o non dico a mamma e papà?, nasce prima l’uovo o la gallina?, è sbagliato andare in dark?, sarò gay, bisex o solo brava col phon?…

    Inoltre l’anno scorso è successa una cosa fondamentale della cui portata non mi pare ci si sia resi conto in modo chiaro.
    E’ morto Massimo Consoli.

    Il movimento, per come era, è finito.
    Nessuno è pronto a prendere il suo posto, nessuno è interessato a farlo.
    Non rimangono che feste e fiere, un movimento gay/lesbico che pare un frontale Bricofer/Prada.

    Alcune di queste feste le ho fondate io personalmente o magari ne sono stato responsabile.
    Mea culpa.
    Oggi penso che il progetto di Imma, ad esempio, sia sbagliato e magari spiegherò meglio la mia posizione in un post.
    Lo dico senza polemiche, Imma è una persona che per molti versi stimo.

    Ma almeno su internet i blogger gay italiani devono provare a fare fronte (scusate il riferimento).

    C’è bisogno di un coordinamento.
    Se le associazioni esistenti sono divise dai personalismi, c’è bisogno di un soggetto nuovo che faccia emergere il problema in modo chiaro e che proponga delle soluzioni.

    Sarebbe bello se quando alla fine del 2008 una “nuova leva” mi chiederà “cosa vuol dire transgender?” io possa indirizzarla verso un sito o un network che è pensato per lei e che si prenderà cura delle sue curiosità e dei suoi bisogni.

    Allo stesso modo un’altra parte di noi dovrebbe potersi occupare del recupero di una memoria storica, di fare luce sui concetti chiave. Che fine hanno fatto quelli dell’OMPO? Perchè non ci proponiamo di recuperare tutto il materiale della libreria di Consoli e di farne una libreria online? Una gay-pedia?
    E’ un bel pò che ci penso… l’ho già proposto ad un paio di amici ma in tre non si va lontano. Lavorandoci tutti insieme invece gay-wiki potrebbe diventare una proposta concreta.

    E per finire, un altro gruppo deve organizzare una strategia politica netta a cui tutta la compagnia del coordinamento deve andare dietro.
    No perchè alla fine lo scopo è quello di fare pressioni e di scendere in piazza più compatti e più risoluti di oggi.
    Mettiamoci in testa che i tavoli di trattativa sono stati istituiti per azzittire le minoranze, non per comunicare con loro.

  7. January 15, 2008 at 8:06 am | Permalink

    Te l’avevo detto che il sedicente Martini non avrebbe capito… Uno gli parla di fatti concreti e lui sta a difendere l’articolo e la sua militanza velata…

    Non so chi, disse che quando il filosofo indica la luna, lo stolto guarda il dito. Purtroppo, dobbiamo fare un aggiornamento: il miope si ferma al polsino…

  8. January 15, 2008 at 11:25 am | Permalink

    Guido, volevo spiegare meglio quello che non si capiva del mio articolo visto che non coincideva con l’interpretazione data da Kaletraforever. Ma a questo punto lo difendo e mi autoelogio perchè ho colto nel segno: ci si preoccupa della “militanza velata” di chi scrive non di quello che scrive. E quello che scrivo, passi per una seconda difesa, è che c’è bisogno di un movimento compatto e che si faccia carico della nostra memoria storica.
    Non di litigate tra presunti primi della classe.
    Sapevo di non saper scrivere ma che addirittura si capisca l’esatto contrario di quello che scrivo….
    Meno male Kaletra ha capito il motivo del mio commento che, ci tengo a precisare, è stato scritto quando il tuo non era ancora online quindi, desumo, scritto in contemporanea con te.
    Mi consola, ripeto, che il mio messaggio sia stato recepito correttamente almeno da qualcuno.
    Sulle tue strategie proposte, a partire dall’unità del movimento, ne parlo da mesi, da tempi non sospetti, fino a quell’editoriale che qualche parola tipo unitario la contiene. Ma forse a te questo non va bene, perchè io sono un “sedicente” militante.
    Il movimento, di cui abbiamo parlato non molto tempo fa sul tuo blog e sul quale mi sembrava che il mio pseudonimo non fosse un problema, tant’è che spesso eravamo d’accordo, può benissimo fare a meno di me, ma deve sicuramente fare di sterili battibecchi tra arroganti e non.

  9. January 15, 2008 at 12:34 pm | Permalink

    Chiedo scusa a Kaletra per l’uso imprprio del suo blog per questo dialogo con Andreas.
    Vorrei chiarire se è iniziato a parlare di “militanza effettiva ed evidente” solo perché Permaledro su un editoriale di Gaytoday rivendicava il fatto di non aver mai partecipato ad alcuna manifestazione gaya.
    Quindi nessun problema sull’origine della polemica, che rimane confinata a quell’ambito.
    Con Andreas siamo stati e immagino che saremo ancora d’accordo su molte cose. Egli è ovviamente liberissimo di fare le scelte che preferisce in materia di visibilità, dato che si tratta di questioni personalissime. A condizione che chi rimane anonimo o chi non partecipa eviti di sedere in qualche cattedra o di salire su qualche podio dal quale pontificare sul senso di quello che fanno gli altri. Ma questo non riguarda Andreas, bensì Permaledro.
    Riportata la bussola sulla giusta via, spero che l’incidente con Andreas sia chiuso e l’invito è andare a leggere l’articolo dedicato ai 35 anni di movimento e all’assenza di risultati… credo che saremo ancora più d’accordo!

  10. Permaledro
    January 15, 2008 at 1:03 pm | Permalink

    Domanda 1: se uno è “ovviamente liberissimo di fare le scelte che preferisce in materia di visibilità, dato che si tratta di questioni personalissime”, perchè deve “evitare di sedere in qualche cattedra o di salire su qualche podio dal quale pontificare sul senso di quello che fanno gli altri”? Soprattutto, nella considerazione che il mio editoriale nè pontificava nè mi poneva come “arbiter elegantiarum” di chissachè!
    Domanda 2: perchè insisti ad attribuirmi atteggiamenti che non tengo o parole che non dico?

    Scusa Kaletra per l’intervento … che forse è fuori luogo, ma vedendomi citato …

  11. January 15, 2008 at 2:19 pm | Permalink

    A questo punto, non chiedo più scusa a Kaletra, visto che la polemica si svolge qui sopra, continueremo qui… non potrà che fare bene alla visibilità di Kaletra, sempre che gliene freghi qualcosa.
    Posto che le mie riflessioni critiche sui temi proposti da Permaledro e da Andreas rimangono sostanzialmente invariate, le ho sviluppate proprio oggi sul mio blog, proprio per cercare di dare una visione un po’ più ampia di che cosa possa significare essere concreti, per noi, in politica.
    Ciò detto, rispondo alle due domande di Permaledro, appena qui sopra formulate.

    Se ti prendi la libertà di fare le tue scelte, chiunque potrà poi metterle in discussione. E dato che siamo tutti in un movimento che ha fatto per anni della visibilità una chiara linea di azione strategica, non puoi immaginare di passare indenne da critiche (e infatti Elfobruno ed io ti abbiamo sonoramente bacchettato) se affermi che sei “uno dei primi che non ha mai attivamente partecipato a nessuna delle manifestazioni indette da una qualsiasi associazione glbt o non-glbt… sono disposto a scendere in piazza solo ed esclusivamente per qualcosa che sia realmente di rottura, realmente dica a tutta l’Italia che noi ci siamo.”. Proprio a gente come noi che, sebbene possa avere diverse visioni ha sempre messo in gioco faccia, partecipazione e carriera (tu sai cosa mi è costato essere in piazza dal 1997 ad oggi?) e continua farlo oggi e anche dietro le quinte, con un lavoro continuo fatto di concretezza, testimonianza e provocazione, finanche intellettuale nelle sedi dei partiti (anche quelli che con il PD non hanno nulla a che vedere).
    Per me, dire che sei disposto a scendere in piazza solo per qualcosa di rottura o che testimoni quanti siamo equivale a parlare ex-cathedra e quindi a pontificare. Tu ti tiri fuori e dici a tutti quello che dovrebbero fare. Se fanno come dici tu, allora giochi, altrimenti no. E’ più chiaro adesso? Sai che è un po’ fastidioso per me e per tanti altri sentirsi dire queste cose? Capisci il disagio e il perché della sua espressione anche un po’ “sopra le righe”?

  12. January 15, 2008 at 4:22 pm | Permalink

    Se mi si permette di intervenire, vorrei far notare ai fautori di certe democrazie dal culo comodo - espressione volutamente forte e provocatoria ma non offensiva, spero - che storicamente esiste una cosa che si chiama onore delle armi.

    Se il nemico invade, in tempi di leva non coatta, ci sono due scelte.

    Combattere o fuggire.

    Chi resta e combatte ha l’onore delle armi.
    Chi fugge è vigliacco.

    Se chi fugge dice al combattente che ha combattuto in modo errato, poi non si stupisca del perché il guerriero gli scaglia addosso spada e scudo. Perché quest’ultimo potrebbe sempre dire ai pusillanimi che eserciti di molte persone vincono meglio di eserciti di poche persone.

    Se poi, come fa notare Guido, la battaglia ha portato anche amputazioni e ferite, le critiche dei fuggiaschi risultano anche offensive.

    Per tutte queste ragioni, chi non combatte - per tutta una serie di ragioni anche legittime - dovrebbe tacere nei confronti di chi si assume oneri e, conseguenzialmente, onori.

    Se poi si vuole una rottura, si scenda in campo e si proponga. Ma dire che soluzioni non se ne hanno e ciò che c’è fa schifo, fa solo il gioco del nemico.

    Fine della mia lunga metafora cavalleresca.

  13. January 15, 2008 at 10:15 pm | Permalink

    Oddio…non sapevo che avessi aperto l’angolo della lotta nel fango. La prossima volta che entro qui da te mi porto il bustone di poppy corny :)

    Comunque aggiungo solo una cosa riguardo la questione delle “nuove leve”, queste poooooooovere pecorelle perdute che sembra per forza che qualcuno debba indirizzare da qualche parte.
    Mi permetto di farlo dato che, visti i miei dati anagrafici, mi sento chiamato in causa.
    Una volta, non ricordo dove, lessi una spunto interessante che mi colpì molto. Si parlava di cultura ed identità gay. Meglio ancora si parlava di come, se esistono una cultura ed un’identità comune nel mondo omosessuale, sia difficile diffonderla, trasmetterla attraverso della comunità stessa, una comunità all’interno della quale, a differenza di quasi tutte le altre minoranze, non intercorrono legami di sangue (E’ pur vero che i gay hanno saputo costruirsi, nei migliori casi, una rete di affetti e di relazioni che ad una famiglia tradizionalmente intesa nulla ha a che vedere ma qui si sconfina in un discorso diverso, in 10000 altri collegamenti e voglio fare un discorso più semplice, senza scomodare i massimi sistemi).

    Insomma…quello che sto cercando di dire è che non ci si dovrebbe preoccupare delle “nuove leve” ma, come accennavi tu precedentemente, di chi è lontano dalla nostra storia, dalla nostra cultura, da chi sente le nostre battaglie lontane. Son d’accordissimo sul fatto che sia inutile parlare di *movimento unito* quando in realtà il movimento, se non unito, non ha modo di esistere, ma trovo altrettanto inutile parlarne quando non riusciamo a “lavorare” sul singolo elemento che dovrebbe costituire il mattoncino fondamentale, l’unità di questa nuova solida costruzione: la persona, il singolo individuo.

    Ma ti assicuro che in merito ad un’immagine di 20enne terribile, che peraltro condivido, se ne accosta un’altra di 30/40enne agghiacciante.

    Però la cosa fondamentale è che non credo che dobbiamo cercar capri espiatori per questo. No, non ne son responsabili neanche le associazioni (alle quali, come avrai intuito, collego certamente colpe e mancanze) nè i “sommi capi del movimento” che spesso si dimostrano solo le reginette del giardino di casa loro.
    Personalmente non ho mai incontrato nessuno che mi infilasse fra le mani ad esempio un libro di Massimo Consoli o di Tondelli, che mi mettesse davanti ad un film di Pasolini. Nessuno mi ha mai puntato il fucile alla tempia e mi ha obbligato per la prima volta a frequentare un circolo per farmi un’idea di come fosse, o a partecipare ad una manifestazione.
    Ovviamente dopo aver fatto il primo passo si entra in un vortice di conoscenze, di amicizie che piano piano segnano la strada…nei film, nei libri, nelle esperienze di ogni giorno…
    Resta però il fatto che il primo imput debba arrivare dal singolo individuo e, nel caso ciò non avvenega, è proprio in questo primo fondamentale e personale percorso che le persone vanno aiutate e spronate. Perchè senza aver preso piena coscienza si sè, della propria storia e dei propri obiettivi personali (e poi comuni) non ha senso pensare a nessuna autoaccettazione, a nessun coming out, a nessuna manifestazione, nessun pride e a nessun movimento, unito o diviso che sia.

    Sempre per la serie “Esser froci non significa solo prenderlo in culo”.
    Prendiamolo in culo, ma con intelligenza e buon senso.

    P.S. Piccolo off topic: i feed hanno rpeso magicamente a funzionare e mi sono arrivati 2547 aggiornamenti tutti insieme.
    Laudato sii, o mi Kaletra!

  14. admin
    January 16, 2008 at 12:21 am | Permalink

    calme calme…
    Domani mi sa che posto qualcosa di idiota e totalmente disimpegnato ;)

  15. January 16, 2008 at 12:27 am | Permalink

    Io posterei il video di “Battito Anale”, così si rilassano :D

  16. admin
    January 16, 2008 at 12:30 am | Permalink

    Beh quando vuoi stende qualcuno Immanuel è meglio del Valium in effetti… dovrebbero usarlo per le gastroscopie!

  17. January 16, 2008 at 12:55 am | Permalink

    Vedi? Basta nominarlo…se so placate! ;)

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