Kaletra in Amsterdam.

Amsterdam e’ da molti punti di vista l’ibrido perfetto tra urbanesimo e lotta nel fango.

Hai acqua sopra e sotto.
Acqua di un imprecisato marroncino merda che, in un occidente in cui Pantone non esigesse le royalties per 25 diverse tonalita’ di marrone, sarebbe appunto imprecisato.

Mi dico spesso che su di me le canne non sortiscono alcun effetto.
Tuttavia, dopo il quarto “total isolator joint”, avverto un certo frizzicore.
Non si tratta di gioia, questo no… e’ più un senso di rinuncia, un non me ne frega un cazzo.

Non me ne frega un cazzo anche perchè di fronte a me ci sono le solite cose e, benche’ non me ne freghi un cazzo, nessuna ha l’aria di essere arrivata da poco o di essere qui per caso.

Ci sono le mignotte africane in vetrina.
Ci sono stormi di piccioni in visita, depistati probabilmente da chi paragona a Venezia qualunque cosa faccia acqua.
C’è una impressionante parata di negozi di scarpe e di rivenditori di articoli pressoché identici (tra cui la vagina).
C’e’ Zara e H&M.

Come sempre accade nei luoghi turistici, ci si fa una gita fuori porta nel futuro nero del capitalismo.
Alla fine del capitalismo c’è appunto questo: c’è Parco della Vittoria.

Il capitalismo si estinguera’ nel suo soddisfacimento orgasmatico, quando trionfera’ un unico negozio che venda un unico stivale, un unico tulipano, un’unica droga, un unico libro.
Quando tutto il mondo sara’ Amsterdam e Amsterdam sara’ tutto il mondo.
Quando sarà palese anche ai bambini che il suo omega, come quello di tutte noi altre, e’ stato prodotto al principio assieme al suo alpha.

Io, da parte mia, stò scrivendo su di un iPod touch.
Posso dunque dire di essere anche io una cula futura che fa cose che non hanno ancora un nome (come asseri’ nel 67 la grande Grace Slick di Jefferson Airplane).
Per lo meno non un nome italiano; io scrivo post sull’iPod touch yeah. 

Anche con me ha stravinto la realtà.
Anche con me ha stravinto il mercato.

Pensare che domenica scorsa, appunto per non gettarmi nell’Apple store di Romaest, avevo accettato un invito per un sex party privato a Trastevere.
Di solito non me ne frega un cazzo ma stavolta avevo bisogno di incentivi.

Cosi’, oltre a divertirmi, ho imparato che i sieropositivi a Roma col cazzo che scendono in piazza, ma nei sex party ci vanno senza problemi.

Ho esplorato qualche culetto, altri hanno esplorato il mio.
E mi sono reso conto di quanto sia variabile e labirintico il percorso che fa la cacca per fare coming out.
Da questo ed altri punti di vista i froci e gli stronzi hanno molto in comune.

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One Comment

  1. October 10, 2008 at 5:14 am | Permalink

    Un post di merda.

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