Ce ne stavamo accucciate sulla scalinata di S. Maria della Consolazione come delle povere orfane sotto un cielo pieno di aerei traballanti, quando Marzia spara la fatidica domanda.
“Se nell’aria c’e’ tutta questa rabbia, perchè poi nessuno si incazza? Perchè niente cambia?”
Quello che penso è che, come la domanda, la risposta dovrebbe avere una sua pretenziosa semplicità.
Allora provo a rispondere così: perchè in realtà la gente vuole lamentarsi, è vero, ma non ha intenzione di cambiare nulla e questo movimentismo è difficilmente qualcosa di più di un semplice sforzo aerobico.
Questo movimentismo è step touch.
E poi c’è il problema dei problemi.
Roma e il mondo sono un terreno che i marxismi, i positivismi, i razionalismi, i cinismi hanno sconsacrato, desentimentalizzato, mutilato.
Così, benchè poco incline al cambiamento, la gente del 2008 è alla spasmodica ricerca di qualcosa in cui credere.
(Questo tipo di ricerca, a ben vedere, è sempre spasmodica; si tratti della mistica dello spirito guardiano tra i Lakota o di quella della ricostituzione della Sinistra Democratica.)
C’è tuttavia una difficoltà congenita all’occidente globalizzato nell’identificare un sistema di riferimento più credibile del franco totalitarismo dello shopping.
Il che rende l’incazzato del 2008 più disperato del bombarolo del 77.
E più solo.
Ora poniamo per ipotesi che quel ribollire di coscienze che riempie le piazze di grillini, di missini, di piddiini, di froci, di papaboys, di sindacalisti, di hostess e piloti, di extracomunitari, di mafiosi… poniamo per ipotesi che tutto questo sbattersi sia il rigor mortis di un cadavere.
Per metterla in altri termini sarebbe come quando, seduti su una sedia scomoda, pigiamo il culo a destra e a sinistra finchè non troviamo la posizione adatta.
E allora non ci muoviamo più.
Ecco, io penso che nella vita ci si abitui a tutto e oggi, a differenza di ieri, gli italiani lo sanno.
Così, visto che un’insinuazione che si rispetti deve addurre evidenze probatorie, getto sul piatto quella che, nella percezione dei nostri compaesani, è la più grande delle rivoluzioni recenti.
Getto sul piatto tangentopoli.
Io penso che si possa dire, col senno di poi, che tangentopoli non sia stata un cambiamento.
E’ stata la drammatizzazione di un cambiamento.
Una drammatizzazione ben realizzata, per carità!
Tanto che uno dei tanti registi della messa in scena, Di Pietro, è oggi la voce portante della sinistra di opposizione.
Ed è attorno a Di Pietro e all’Italia dei Valori, appunto, che si raduna gran parte di quel dissenso di cui parliamo; le falangi sbruffone di una sinistra che non fa che dire no senza di fatto proporre niente e, con spaventosa cortesia, senza distruggere niente.
Gli italiani vogliono fare casino, senza mai compromettere la stabilità del sistema?
Davvero?
Chissà!
E’ una di quelle idee bislacche che mi vengono certe volte quando l’estate se ne va e io non voglio che vada.


9 Comments
grande kaletra! osserva il fenomeno, scova contraddizioni e cerca risposte!
PRIMA BISOGNA INQUADRARE IL PROBLEMA POI SI CERCA LA SOLUZIONE!
non credo che la gente non voglia il cambiamento. credo che lo stia cercando nei modi sbagliati e nel posto sbagliato.
ad esempio, se il problema è che il partito-ideologico è diventato il velo da sposa di un uomo di immagine, il grillismo o il di pietrismo in cosa sarebbero diversi? nei contenuti? uhm… per questo credo che le proteste di cui parli sono finte, apparenze. che il vero problema (il gregge non pensa!) non viene né visto, né affrontato, tanto meno risolto. e la fabbrica di assemblaggio pecore continua la produzione indisturbata. agitarsi di un cadavere, dici tu? mi piace, ma preferisco (ottimisticamente) descriverlo come il rigirarsi sul fianco nel sonno.
diamo una soluzione senza fastidiosissime tesi complottiste, diciamo solo che con l’avvento della comunicazione di massa e trasporti superveloci l’uomo si è trovato catapultato a casa sua tutto il mondo senza avere neanche il tempo di apparecchiare. basito, guarda la tv, gioca al superenalotto, scarica suonerie e non si ricorda più neanche perché. per lo stesso motivo scende in piazza. non è colpa di nessuno. la nostra società, piano piano, si è mutata così. qualcuno ci ha goduto e ancora ride.
la soluzione per me va affrontata in chiari passi: recupero delle coscienze individuali attraverso buona autoformazione a tutti i livelli (fisico, mentale, ..) recupero della coscienza di gruppo (evviva le relazioni!) e poi la coscienza sociale. in quest’ultimo step, quando scenderemo in piazza, saranno i nostri stessi politici, imprenditori, banchieri, diventati uomini nuovi con noi, costernati a guidare il corteo contro lo scempio sociale dell’ultimo secolo.
Uhm giacuomo chissà magari hai ragione tu… però la tua mi sembra una prospettiva da un lato un pò deresponsabilizzante, dall’altro misantropa.
Nel senso dell’idea di questi poveri mentecatti che si sono trovati un mondo enorme addosso e non sanno cosa fanno.
Io propendo più per l’idea che la gente in occidente si è integrata nel sistema e che dunque è poco propensa a metterlo in crisi.
D’altra parte se ci pensi la globalizzazione ha colpito anche l’afghanistan e al qaeda viaggia su internet.
Eppure quella gente combatte ed è incazzata (oltre ovviamente a scaricare suonerie… anzi preghiere visto che la musica è peccato).
La gente che fa la fame sta gadualmente acquisendo, proprio attraverso la globalizzazione, la consapevolezza della propria marginalità.
E questa gente non avrà alcuna difficoltà a ribarltarlo questo sistema di merda.
E lo farà a buon bisogno producendo un nuovo sistema di merda.
Carissimo, secondo me nel 1968 e nel 1977 c’era la diffusa illusione che si potesse cambiare il mondo, e quindi ci si sbatteva, anche usando le armi. In fondo la Resistenza era fenomeno recente.
Oggi si sa che cambiare il mondo è cosa molto improbabile. Allora c’è il riflusso nel proprio privato. E se tu e la tua famiglia potete mangiare, la rivoluzione non la fate.
Però, di questo passo, se crolla il capitalismo e gli italiani non si trovano più i risparmi in banca o in borsa, può darsi che qualcuno si incazzi.
Da Toronto mi godrò una nuova, vasta, piazzale Loreto.
Sono come sempre d’accordo con te.
Anche se devi ammettere che se il globo crolla crolla tutto assieme e avrai anche tu in canada i tuoi piazzali loreto
Per rimanere nella metafora di Giacuomo: è più come quando ti giri nel letto. hai freddo e non ti alzi per andare a prendere la coperta. Sai che stai male, ti rannicchi, limiti i movimenti, ti incazzi ma sai che anche se dopo aver preso la coperta starai meglio lo sforzo di alzarti e il freddo che sentiresti fino all’armadio ti sembrano, per il momento, un male peggiore del freddo che senti.
In pratica: ti pesa il culo e non ti va di soffrire un po’ per stare meglio dopo, meglio soffrire poco subito e soffrire di più anche se per poco tempo.
La rivoluzione non si fa perchè c’è troppa fatica concentrata per un obbiettivo che, al momento, è ancora lontano.
In un contesto economico si direbbe analisi costi opportunità…
Secondo me l’economia canadese regge meglio di quelle degli altri paesi G8. Ho letto un po’ sui fondamentali di questa economica, mi paiono molto + solidi di quelli italiani, per dire.
Poi qui i piazzale Loreto non ci saranno mai. Gente troppo civile, politici troppo onesti e in buona fede.
Beh lo spero per loro diciamo.
Benchè alla fine io condivida l’impostazione classica del naturalismo storico per cui l’uomo lo concepisco fondamentalmente uguale a se stesso ovunque si trovi e penso che si ripeta ciclicamente fino alla fine dei tempi.
Ma d’altra parte ho studiato antropologia e alla fine dell’antropologia è scontato che ci sia l’antropos
Per il resto non so nulla dell’economia canadese, benchè abbia avuto modo di conoscere parecchi canadesi nella mia vita.
(La vecchia direttrice della mia divisione era canadese ad esempio.) .
Ora che ci penso, nella mia esperienza, si è trattato sempre di gente cordiale, benpensante e con il talento innato del sindacalista.
Anfatti. I canadesi sono gli italiani al contrario. Altro che antropos, mio caro…
a me pare che del “movimentismo” di cui parli faccia parte solamente di una minoranza degli italiani.
minoranza che oggi grazie a internet e altre cose è più visibile , ma resta pur sempre una minoranza.
penso che il problema sia prima di tutto culturale.
“L’abitudine all’obbedienza acritica al potente, il servilismo, l’identificazione dell’ordine esistente con quello naturale e divino e quindi la rassegnazione fatalistica erano la normalità” nell’italia feudale (in sicilia il feudalesimo è rimasto in vigore ufficialmente fino al 1812 ad es). si tratta di un codice culturale specifico italiano, in cui è socialmente accetato che il potente di turno faccia quello vuole nella sicurezza di restare impunito. al cittadino non resta che il rassegnarsi, ben sapendo che una sua denuncia non gli porterà altra cosa che il restare isolato.
in pratica se eri uno di quegli imprenditori che andavano dal pool di milano a denunciare un sistema di potere corrotto, rompendo l’omertà interna alla classe dirigente dell’epoca, pian piano ti ritrovavi a essere escluso dal giro di cui facevi parte, portandoti a non collaborare più con i pm.
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