Sesso non protetto: qualche chiarimento.

JordanoBruno è un giovanissimo ragazzo veneto.

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Mi ha scritto riguardo al mio post “Il sesso per la nostra generazione è un lusso”, una piccola polemica riguardo al barebacking che potete leggere cliccando QUI.

Ho letto con attenzione.
Io credo sia questione di punti di vista, caro Nerone, però è vero che non fare bareback significa prevenire alcune malattie, tra le quali la tua, ed in quanto malattie possono portare alla morte.
Poi, dopo essersi ammalati, non ci si può lamentare degli alti costi di cura quando un preservativo costa un euro… non so se mi spiego.
Poi ognuno è libero di fare ciò che vuole, ed io ti apprezzo perchè sei chiaro e lo dici…ma non so se tu abbia preso l’hiv dal tuo fidanzato oppure con una semplice scopata.
Amare lo sperma è comprensibile…ma non credo che si possa amare il primo tipo che si incontra in dark, farsi girare e farselo infilare… io da loro mi proteggo, e non solo sessualmente.”


Fatemi chiarire un paio di punti.
Non mi pare di aver citato le dark e JordanoBruno fa benissimo a proteggersi.
Già ne abbiamo perso uno sul barbeque a Campo dei Fiori, non vorremmo perdere quest’altro per via di una sveltina.

Nel post però dico altro.
Alcune strutture repressive, come ad esempio quelle televisive e sanitarie, hanno sostenuto nel corso degli anni 90 una campagna neopuritana di proporzioni mai viste, avvantaggiandosi del naufragio della liberazione sessuale in parte dovuto all’insorgere della nuova pandemia.
Oggi, qui negli Stati Uniti d’Eurasia, le cose si fanno in grande; grandi lavaggi del cervello, grandi schermi, grandi malanni.
(Sui grandi piselli, con l’eccezione dei tedeschi, la questione è dubbia.)

Via via si è fatta strada l’idea per cui sarebbe “naturale” fare sesso col preservativo e moralmente riprovevole farlo senza.
Una idea questa piuttosto surreale, visto che, per milioni di anni, il sesso non ha avuto bisogno di preservativi per essere ritenuto socialmente accettabile.
Di matrimoni magari si, di fighe infibulate, di imeni inesplorati, di panni sanguinolenti stesi in terrazza, di infedeli lapidate, di frocette impiccate… ma di profilattici manco l’ombra.
 Nada.

Ma ancora una volta non è questo il punto.

Ad orientare le nostre scelte dovrebbe essere una valutazione serena della sostenibilità dei rischi, delle implicazioni psicologiche e dei costi sociali, non una morale pubblica superficiale, forcaiola, macista, ipocrita e bacchettona.

Questo è il senso del post.
Non ho mai detto che è sbagliato proteggersi.
Essere sieropositivi è una rogna incredibile.

E ora non attaccate la pippa della causa sui preservandi…
La vita è importante, è vero.
Ma solo a patto che sia una vita libera, o per lo meno una vita che aspiri alla libertà.

Aggiungo che un euro per un preservativo è una cifra piccola che pone un problema enorme.
Ovvero, una democrazia deve salvaguardare tutti i cittadini o solo quelle fascie sociali che possono permettersi di investire duemila lire in un sacchetto di lattice?

Tanto per la cronaca a quattordici anni io 12 euro per una scatola di Durex non ce li avevo.

E tutte le volte che mi abbandono a queste considerazioni, mi convinco sempre di più che la matrice sessuofoba presente nelle grandi religioni monoteiste sia nient’altro che un primitivo insieme di misure sanitarie ancora non chiaramente distinte dalla materia religiosa.
Una interpretazione che in antropologia ha avuto un credito limitato.
Strano no?

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4 Comments

  1. January 11, 2008 at 11:24 pm | Permalink

    Nerone benvenuto nel club, parecchia gente già ci aveva pensato che il condom dovrebbe essere un presidio medico e il SSN risparmierebbe molto di più se ne distribuisse molti di più.
    Ma poi queste cose nn si fanno, chissà perché? Forse perché l’ordine dei medici è talmente pieno di binettiani da non avere neanche avuto il coraggio di esprimersi sul caso degli psichiatri che sostengono di curare i gay?

  2. admin
    January 13, 2008 at 12:17 pm | Permalink

    Si ci sono fattori di carattere etico e politico, è vero.
    Tuttavia bisogna ammettere che la distribuzione gratuita di profilattici non ha sempre ridotto l’incidenza di nuove infezioni.

    Mi ricordo a Londra nel 92.
    A sentire i poll delle associazioni gay locali, su 10 gay 7 erano sieropositivi.

    Al Fist, una festa abbastanza perversa da piacermi, rimanevano tonnellate di preservativi e lubrificanti inutilizzati alla fine della serata.
    Io mi riempivo le saccocce prima di andare via.

    Costano più del filetto” pensavo… “magari domani a cena me ne ripasso un paio in padella con la rucola…”
    Al Fist pochissimi facevano sesso protetto e alcuni, quando mi infilavo il profilattico se ne andavano.
     1992.

    E’ vero però che la distribuzione gratuita scaricherebbe lo stato dalla responsabilità morale e, in una Repubblica Democratica fondata sul Lavoro, sarebbe un bel gesto.
    Come dici tu c’è chi lo dice da una vita.
    Pecoraro ad esempio.
    Visto che nei sex club ce passa parecchio tempo si è stancato di investire metà dello stipendio di parlamentare in lattice di gomma.
    Scherzo scherzo… (fisicamente) m’è sempre piaciuto d’altra parte…

  3. gugAmogueDate
    February 13, 2008 at 5:57 pm | Permalink

    Hello!
    Nice site ;)
    Bye

  4. August 6, 2008 at 12:46 am | Permalink

    Su Noirpink - Modello PANDEMONIUM, dopo l’inchiesta, ancora in corso, sui nazisti gay (Nazismi gay?), una nuova inchiesta sui barebackers: L’amore ai tempi del bareback

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