L’anno passato, appena ricevuta la notizia della mia sieropositività, ho subito deciso che era il caso di dichiararlo pubblicamente.
Un pò per via del mio ego ipertrofico che aspirava a qualche nuova avventura nello splendido universo di Finocchialand, un pò perchè penso che l’outing, come forma mentis, sia uno dei più bei regali che i […]

L’anno passato, appena ricevuta la notizia della mia sieropositività, ho subito deciso che era il caso di dichiararlo pubblicamente.
Un pò per via del mio ego ipertrofico che aspirava a qualche nuova avventura nello splendido universo di Finocchialand, un pò perchè penso che l’outing, come forma mentis, sia uno dei più bei regali che i gay hanno fatto al mondo.
Il mio outing, bene inteso, non vuole essere una sfida alle scelte più tradizionalmente “riservate”.
Quella di chi lo confessa agli amici intimi ad esempio, o di chi lo nasconde anche a se stesso.
In ogni caso vi incito a muovervi nella direzione della visibilità, non solo come gay, ma anche come sieropositivi (e, perchè no, come parrucchiere a progetto, trampoliere del permaflex atee irrazionaliste…).
Non si tratta più di un gesto eroico.
Oramai non vi tirano più le caldaie a gas sulla capoccia, non spruzzano più l’antisettico sui sofà dopo che vi siete alzati, mamma non vi cucina più coi guanti da fisting e nonna non compra più le tazzine usa e getta quando andate da lei per un tè.
Oggi dirlo non è difficile.
Tuttavia la questione politica attorno alla quale ruota questo dire o non dire supera di molto il piano dell’analità individuale e coinvolge analità più grandi (e più anali) come che ne so… lo Stato per esempio.
Mi spiego meglio.
E’ facile dire “Sono positivo”.
Più difficile però se hai un contratto a progetto e rischi di essere buttato in mezzo ad una strada senza se e senza ma.
Più difficile se malauguratamente sei a JFK e ti rispediscono a casa in direttissima perchè scoprono una confezione di antiretrovirali nella tua valigia.
…oh beh gli esempi sarebbero tanti.
Sono questi i motivi per non dirlo.
E sono anche questi i motivi per dirlo.
Fino a quando non riusciremo ad identificarci socialmente come sieropositivi e come froci, magari anche come precari e come atei, continueremo a fornire alibi morali all’atteggiamento oscurantista delle masse.
Che è antipatico perchè è oscurantista.
Che è pericoloso perchè è qualunquista.
Ecco, la mia idea di rivoluzione è un pò infantile.
E’ una staffetta in cui chi è avanti torna indietro a salvare gli amici.


3 Comments
Ma che davvero non puoi entrare negli usa se sei positivo?
Se lo dichiari o se ti scoprono non solo ti rispediscono indietro ma te lo segnano sul passaporto.
Di fronte ad un ragionevole sospetto possono costringerti a fare un test.
In caso di sieropositività il tuo stato sierologico verrà registrato sul passaporto elettronico, il che ti creerà problemi ovunque, anche in Cina ad esempio o addirittura in Spagna nei tuoi rapporti con la previdenza sociale nel caso in cui tu lavori lì.
Esiste tuttavia una via legale, quella della richiesta di un visa che viene concesso solo ed esclusivamente per ricevere cure mediche, business, visita a parenti prossimi.
Ci vogliono mesi per gestire la procedura e spesso il permesso viene negato.
Recentissimamente è stata presentata una proposta di modifica della regolamentazione al consiglio.
Non sono a conoscenza dei risultati dell’operazione ma puoi fare una ricerca su google.
Passa dal mio blog se ti fa piacere!
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