A cosa serve la conoscenza?
A rendere la nostra ignoranza di gran lunga piú spendibile sui mezzi di comunicazione di massa.
Ai finocchi piace essere maltrattati; deve essersi sparsa la voce.
Dopo le scudisciate delle Pari Opportunitá e la macumba del Ministro Delega su Droga e Famiglia, attendevamo ansiose la seduta di fisting.
Ed in men che non si dica la prestigiosa rivista scientifica, ovvero politica, Pnas ha provveduto titolando “Dopo il gene gay, ecco il cervello omosex”.
Il che, per quel che mi riguarda, apre ad un certo numero di domande.
Prima tra tutte: come fai a distinguere un gene gay?
In assenza di chiarimenti ufficiali, immagino sia una questione di gaydar[1. Dall’inglese gay + radar, indica il sesto senso che permette ai gay di individuare altri gay.]; perché alla fine tra froci ci si riconosce sempre.
Da oggi in ogni modo gli omosessuali maschi hanno una cosa in piú da condividere con le donne etero oltre ai mariti e al guardaroba: hanno in sharing specifiche caratteristiche cerebrali.
Stesso discorso per le lesbiche i cui due emisferi assomigliano minacciosamente a quelli di un uomo.
A volerla dire tutta per me i cervelli sono come i cinesi.
Mi sembrano tutti uguali.
Ma Ivanka Savic e Per Lindstrom, per rompere la malinconia spaccapalle delle notti svedesi, si sono divertiti a confrontare 90 cervelli che avevano lí a portata di mano.
Sono giunti alla conclusione che il cervello delle donne omosessuali e degli uomini etero è leggermente asimmetrico, con l’emisfero di destra lievemente più largo di quello di sinistra.
Invece il cervello di gay e donne etero non lo è.
E poi giú con la consueta sequela di minchiate tra cui i gay che sono tanto sensibili, le lesbiche maschiaccie…
Come sempre non mi é molto chiaro se sia la scienza a giustificare i luoghi comuni o i luoghi comuni a giustificare la scienza.



7 Comments
Da cui il mio: assomiglio di più a Rita Levi Montalcini che a Luca volontè!
ma si possono fare tutti gli studi possibili immaginabili, purche’ lo scopo non sia quello di trattare la cosa come una “deviazione” ma come un dato di fatto.
e’ normale che uno scienziato voglia sapere cos’e che determina il colore dei capelli, o l’altezza di una persona, o perche’ uno ha gli occhi neri e un altro blu.
e quindi ben venga che la scienza sciolga il mistero del perche’ uno e’ gay o etero o stronzo.
ma la scienza pirma di tutti deve esser convinta che l’omosessualita’ e’ presente in natura come sono presenti i tanti colori dei capelli, degli occhi, o perche’ a qualcuno piace il dolce e ad altri il salato.
poi ogni scienzato e’ libero di fare tutti gli studi che vuole.
x Dolce:
Chiaro, e’ giusto che ognuno sia libero.
Ma e’ significativo che tu dica: “ma la scienza pirma di tutti deve esser convinta che l’omosessualita’ e’ presente in natura”.
E’ come dire che gli scienziati possono solo dire (e prima fare ricerca attorno a) qualcosa che tu trovi eticamente accettabile.
Infatti la Scienza funziona proprio cosi’, serve a dare fondamento ontologico all’ideologia.
Poi magari in realta’ non e’ vero che l’omosessualita’ e’ presente in natura (io infatti penso che non sia vero).
Insomma…
La scienza e’ la migliore religione del mondo.
Infatti oltre a governarci un paese puoi farci anche altro, puoi curarci la gente e prevedere gli tsunami con un margine di errore ragionevole.
Pero’ non dimentichiamoci che la scienza e’ una religione (ovvero uno strumento del potere) e che non esiste una scienza che non sia ideologica.
Forse per questo la performance della scienza riguardo alle grandi questioni etiche ha sempre fatto cagare.
mmm forse non sono stato chiaro. o forse e per fortuna ci sono divergenze.
pero’ io penso (e gia’ provo dolore al cervello) che se una cosa c’e’ vuol dire che e’ presente in natura.
tu dirai “io non rinosco la differenza delle tendenze sessuali ome etero omo etc etc.” ok.
pero’ ci sono perosne che amano persone dello stesso sesso, del sesso opposto, di tutti e due i sessi, amano solo se stessi.. e via discorrendo.
e nel corso della storia tutto cio’ e’ stato definito e incasellato con varie terminologie. ok
a questo punto pero’ sia se tu vuoi riconoscerle e “incasellarle” che non fare differenze, comunque i diversi comportamenti umani esistono e ci sono.
questo e’ cio’ che intendevo per “presenti in natura”.
e la scienza sara’ quello che ti pare, una religione o quello che vuoi, ma la voglia di conoscere e scoprire e’ insita nell’essere umano. che poi oggi la chiamiamo scienza ok, ma tutto parte da quell’istinto.
avevo letto anch’io di quello studio svedese, ma non c’ho trovavo nulla di scandaloso.
hanno fatto uno studio e sono arrivati alle loro conclusioni. bene.
ahia, me fa male la testa!
x Dolce:
Si ma tu trascuri un po’ il fatto culturale.
Ti faccio un esempio.
Tu guardi il divano e lo vedi giallo.
Pensi che in natura tutti vedano cose gialle, ma non e’ cosi’.
Infatti esistono culture che distinguono solo 2 o tre colori e non sono in grado di riconoscere il giallo.
I colori sono un fatto culturale, non naturale.
Il fatto che la luce si rifletta sugli oggetti invece e’ un fatto naturale.
Stesso vale per boh… il riso.
Tu potresti pensare che ridere sia una cosa naturale.
Invece no, esistono culture che non ridono.
Ridere e’ una questione culturale.
Ma queste sono cose un po’ da antropologo diciamo…
ok, trasferiamoci tutti su marte.
Forse può essere utile questa definizione di “naturale”
di Rodolfo Sacco (“Antropologia Giuridica” - Il Mulino):
“conforme al DNA, alle abitudini e alla cultura di un gruppo sociale”
mi sembra che cerchi di mettere un po’ tutti d’accordo, no?
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Genetica gay per cervelli omosex….
A cosa serve la conoscenza?
A rendere la nostra ignoranza di gran lunga piú spendibile sui mezzi di comunicazione di massa….