Pride: a tutti i coglioni che non si sentono rappresentati.

Avete presente il vecchio mantra: “Non vengo al pride perchè non mi sento rappresentato”?
Solo se ci penso mi viene lo scolo alle orecchie.
E dire che l’ho sentito echeggiare milioni di volte, sulla bocca di gente che non conta un cazzo e su quella di gente che conta tanto.
A partire da Vicky Hassan, mr. Energie-Miss Sixty-Killah-AYOR, […]

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Avete presente il vecchio mantra: “Non vengo al pride perchè non mi sento rappresentato”?
Solo se ci penso mi viene lo scolo alle orecchie.

E dire che l’ho sentito echeggiare milioni di volte, sulla bocca di gente che non conta un cazzo e su quella di gente che conta tanto.
A partire da Vicky Hassan, mr. Energie-Miss Sixty-Killah-AYOR, una sera di quattro o cinque anni fa in un ristorante cinese bizarramente glamour a Prati.
E poi da imprenditori che investono nella vita frocia capitolina, da politici, preti, lesbiche, cantanti, giornalisti, froci alti, bassi, grassi, magri, comunisti, fascisti e addirittura da gente transgender.

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Ora sono convinto anch’io che il Pride, come forma di protesta, sia superato.
Tutto sta a capire da cosa è stato superato.
No perchè, se me lo domandate a bruciapelo, non saprei mica bene che rispondere…

Probabilmente è stato superato da un Pride libero dall’intromissione della politica di destra e di sinistra, senza sindacati, senza partiti.
Da un Pride 24/7 tutto l’anno.
Da un Pride in ufficio, in chiesa, in parlamento.
Da un Pride che si ricentri attorno alla rivendicazione di diritti e che non sia l’ennesima occasione per riempire le tasche di 4soggettisempreglistessi.
Purtroppo insomma non dal Pride di sabato prossimo dove tutti faranno a gara per aggiudicarsi preferenze, voti, meriti, medaglie onorifi-frocie, cocaina, ketamina e cazzi.

Per quel che riguarda il Kaletra-pensiero però mettiamo le cose bene in chiaro:
se qualcuno vuole che io lo rappresenti, mi deve pagare.
O per lo meno mi deve votare in cabina elettorale (ovvero ancora una volta pagare).
Altrimenti io sono in piazza a rappresentare me stesso.

Chi non si sente rappresentato muova il culo e si rappresenti da solo, oppure paghi qualche romeno che lo rappresenti.
Manifestare per i propri diritti pare oramai un lavoro sporco; un romeno può farlo meglio di chiunque altro.

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E poi basta con le strumentalizzazioni destre e sinistre.
Basta con la gente che mi dice:
“Ecco, con Alemanno niente più Pride, ci tolgono le piazze!”.

Consiglio a costoro di farsi una ricerchina sul sito della Prefettura di Roma.
Scopriranno che Serra (l’ex prefetto tra l’altro candidato nelle liste del PD) ha lasciato il posto a Carlo Mosca, 62 anni portati male e cento libri scritti a cazzo.
Lo ha fatto a luglio.

Allora vediamo…, se la cronologia non è una opinione, Alemanno e la famigerata destra erano lontane dall’idea del Campidoglio almeno quanto “ArciGay Roma” Marrazzo è lontano dall’idea del “lo sto facendo per voi”.

Con questo, sia chiaro, non voglio dire che non trovi grave ed in ogni modo incostituzionale che la piazza ci venga negata per motivi che esulano dall’ordine pubblico.
Perchè i pretini canterini noi li avremmo lasciati vivere.
Li avremmo costretti a cantare YMCA con una sparapunti contro il buco del culo, questo è vero.
Ma uccidere mai!

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E poi pretini cari… è una questione di buon senso!
Dopo che per secoli ci avete preso a pesci in faccia, pretendere di sottrarvi allo scherno con la morte lo trovo fin troppo comodo.
Ora ci guardate marciare.

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5 Comments

  1. June 6, 2008 at 12:02 am | Permalink

    Parole sante.

  2. June 6, 2008 at 5:41 am | Permalink

    Sacrosante!

  3. June 6, 2008 at 5:42 am | Permalink

    PS: anch’io, anni fa dicevo di non essere rappresentato. Poi, appunto, visto che non mi rappresentava nessuno ho scelto di rappresentarmi da solo. Chi meglio di me può rappresentarmi? ;)

  4. June 6, 2008 at 2:03 pm | Permalink

    Andrea: un pittore? Un fotografo?

  5. June 6, 2008 at 8:01 pm | Permalink

    x Andrea:
    un rappresentante ben pagato? ;)

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