Se non fosse per la legge Merlin, la gran parte di loro lavorerebbe in casa. Invece sono in Parlamento. Sono le ipostasi spaccapalle delle discusse quote rosa di cui, ovviamente, non discuto l’opportunitá ma come dire… l’efficacia sul piano politico. Gioverebbe di piú alle donne interfacciarsi con un Di Pietro, un uomo che ti butta […]

Se non fosse per la legge Merlin, la gran parte di loro lavorerebbe in casa.
Invece sono in Parlamento.
Sono le ipostasi spaccapalle delle discusse quote rosa di cui, ovviamente, non discuto l’opportunitá ma come dire… l’efficacia sul piano politico.
Gioverebbe di piú alle donne interfacciarsi con un Di Pietro, un uomo che ti butta due quaglie sul tavolo e ti dice “cucina!” ma che poi ti difende quando deve, piuttosto che con una pin-up reduce da un concorso per Miss Italia.
Mi sbaglio?
Noi gay, ad esempio, abbiamo assegnato ruoli di responsabilitá alle ragazze senza bisogno di quote rosa, di accordi, premi e trattative.
Lo abbiamo fatto perché erano lí ed avevano le palle.
Siamo la prova provata che l’operazione é praticabile specie se di mezzo non ci sono figli.
Si tratta, come é ovvio, di un problema culturale; sulle quote rosa, voglio dire, bisognerebbe lavorare a scuola prima che in parlamento.
Ma guardiamo al giro gay romano.
Ricordo il rimbrotto di Massimo Consoli all’OMPO quando al mio vago “ambiente gay” rispose “faresti bene a chiamarlo movimento!”.
Invece no, avevo ragione io, ero giá ottimista a chiamarlo “ambiente”.
Ma, dicevo, guardiamo alla situazione capitolina.

Le serate lesbiche sono gestite da Annachiara, cazzuta e dolce pioniera dell’imprenditoria lella a partire dallo storico Jolie Coeur.
Ecco, il Jolie é un locale storico, con tutto il rispetto possibile, non il Coming Out (che tuttavia é la nostra piccola Bastiglia di fronte al Colosseo)!
Poi abbiamo il Gay Village ovvero Alpheus/GorgeousAmI ovvero DiGayProject ovvero Omogenic in mano alla Battaglia, l’avanguardia lesbica di noi frocie terrone.
Poi c’e’ il Mario Mieli ovvero Aut ovvero MuccaAssassina.
La direzione del circolo é in mano a Rossana Praitano (se non sbaglio le ultime 3 presidenze sono state femminili… vabbé… con l’eccezione di Mazzotta ha ha).
Quella di Aut é di Egizia.
La gestione di Mucca é invece in mano a Diego, un tipo appena piú brillante della Carfagna che negli anni ci siamo scopati un pó tutti.
Visto che la portata del suo letto lo limitava, ha deciso di riunici il venerdí sera in un palazzo di tre piani (nei primi tempi facendo il pienone).
Diego francamente non conta gran che.
Poi abbiamo Paola Concia e Daniela Bellisario, due persone intelligenti e determinate che hanno a vario modo partecipato sottobanco alla gestione o alla realizzazione di importanti progetti finocchi.
La prima é in parlamento nelle fila del PD.
E poi una miriade di persone motivate che stanno spingendo dal basso a vario titolo, da Cristiana Alicata a Teresa Covello a Delia Vaccarello etc etc…
E non dimentichiamoci della travagliata storia del Coming Out, gestito dalla bella e combattiva Annalisa e reduce delle burrascose esperienze del Glance, dello Shelter…
L’Alibi é sempre stato in mano a Marinella. Ma lei non é lesbica e se ne occupa solo a livello amministrativo.
Stesso vale per il ristorante cinese Giada a via Cavour.
C’é il B&B gay di Benedetta Emmer, giá conduttrice di Good As You.
E potrei proseguire all’infinito…
Conclusioni e conseguenzeRoma é, come ho letto in un manifestino (governativo-ombra) del PD, una cittá aperta.
Il giro frocio romano é gestito dalle lesbiche ed in qualche modo ridistribuisce la ricchezza dai maschietti alle femminucce.
Il che significa, in termini pratici, che le donne hanno oggi piú soldi da reinvestire nel movimento di noi uomini.
Questo giro di ruota si data attorno agli anni 90, con le presidenze femminili al Mieli (e il governo ombra dei maschi) e l’ingresso delle donne a MuccaAssassina (originariamente ricordo che Mucca era popolata solo da uomini).
Poi c’é stato il World Pride.
La vaginalizzazione del corpo dirigente ha indiscutibilmente contribuito allo sdoganamento della frocitá dalle tenebre dei cessi e delle darkroom.
Ed in questo senso il mio giudizio é del tutto positivo.
Fino a qui peró, poco si é parlato dei problemi connaturati a questa nuova gestione.
I problemi connessi alla nuova gestione
Il processo di sdoganamento di cui parlavo sopra ha avuto un costo rilevante in termini di identitá per tutti i gay maschi.
Infatti, le abitudini sessuali delle lesbiche, ben piú vicine delle nostre ad uno stile di vita borghese eterosessuale, hanno finito per adombrare l’analitá tragica che rappresenta, a mio avviso, l’aspetto allo stesso tempo piú distruttivo e piú rivoluzionario della prospettiva finocchia.
Nel quadro di questa battaglia a gestione lesbica per i diritti di tutti sono emerse prospettive molto diverse.
Ad esempio quella di Imma, che punta all’integrazione degli omosessuali a partire dal riconoscimento del loro potenziale di acquisto.
Una prospettiva sicuramente efficace che personalmente non condivido.
Mi spiego meglio.
Ci stiamo integrando, é vero, ma al prezzo di una forte omologazione o, per lo meno, nella misura del nostro mimetismo rispetto allo stile di vita lesbico fatto di casa, famiglia o ideale della coppia fissa, potere di acquisto, IKEA e Bricofer, competitivitá nel mondo del lavoro…
Non so voi ma personalmente ho amici in tutto il mondo, sto a Berlino una volta al mese, mi piace lo Snaxx, mi piace la musica punk, mi piace anche la dolcezza, si intende, ma nel quadro di un progetto di liberazione che passa anche e prima di tutto per l’ano.
Sempre personalmente, non sono disposto a rinunciare alla mia identitá e ad essere accettato in quanto superconsumatore.
Penso invece che la proposta gay ponga un problema di architettura antiborghese ed anticapitalista e di come collocare questa struttura critica accanto alla (non all’interno della) prospettiva eterosessuale in modo da creare un modello di diversitá che sia alternativo.
Alternativa.
A casa, a letto, per strada, al lavoro.
Il prevalere della sensibilitá femminile ha poi una serie di ripercussioni secondarie.
Ad esempio ieri, in un commento indirizzato ad Anellidifumo, insinuavo l’eventualitá di una relazione tra il calo di copertura mediatica rispetto alle tematiche HIV correlate ed il fatto che le lesbiche gestissero i mezzi di comunicazione interni al movimento.
Ribatto qui questa ipotesi.
Le lelle, tradizionalmente meno colpite dal fenomeno, tendono a prenderlo di gran lunga meno a cuore di noi ed investono meno energie e meno denaro nella prevenzione.
Penso che noi maschietti dovremmo attivarci, magari dando piú spazio a questo tema sui blog.
Ok ok… lo so anche io che se scrivi un pezzo su Ratzinger hai 300 visite e se ne scrivi uno sull’HIV ne hai 30!
Nel complesso é necessario lavorare per un bilanciamento e restituire peso alle richieste e alle aspettative dei maschi.
Bisognerebbe proporre un incontro, promuovere una serie di discussioni che potrebbero essere molto utili a tutti.
Sempre nel quadro del rispetto e della stima che penso tutti nutriamo per le nostre compagne di battaglia, é chiaro.


14 Comments
Ieri sera abbiamo mangiato tutti le orecchiette tranne te….. che cacchio c’era dentro a quell’insalata?
Hey robertí come va… stamattina nun sto a ffa na ceppa e quale occasione migliore per scrivere un post?
In ogni caso il fatto che le lesbiche coprano oggi i ruoli piú di rilievo nel giro gay di Roma é indiscutibile.
Come dicevo lo hanno fatto bene.
Solo che la vostra sensibilitá é differente rispetto alla nostra e penso che certe istanze dei maschietti siano state marginalizzate.
L’attenzione all’HIV é solo un esempio.
Sarebbe bello magari chiedere alla Praitano un incontro sul tema anche con noi blogger.
Una campagna internautica non costa niente no?
Magari sostenuta da Aut o da Mucca.
E poi dovremmo parlarne anche con Imma.
Boh… io la butto lá!
Stanotte scrivo qualcosa a riguardo e domani sarà su AdF.
Promessa mantenuta, come piace a noi:
http://www.anellidifumo.ilcannocchiale.it/post/1924684.html
Oddìo speriamo che non si scateni una bella caccia alle streghe anti-lesbo nella comunità LGBT romana… ma poi, ripensandoci, fate un po’ quel che vi pare. Le donne lesbiche si sanno difendere da sole, e pure molto bene.
Lorenzo, te hai la fenomenale capacità di non afferrare mai quello che un ragionamento espone, nemmeno un ragionamento semplice. Riesci sempre a leggere ogni cosa in chiave di conflitto e sopraffazione. Saresti da studiare, in un certo senso il tuo modo di ragionare politico-sadomasochistico è affascinante.
x Lorenzo e Roberta:
davvero ragazzi io non ho nulla ma proprio nulla contro le lesbiche. Ho ed ho sempre avuto amiche lesbiche e dunque…
Facevo solo notare il fatto che la distanza che c`è tra noi e le lelle da un punto di vista culturale - o direbbero alcuni psicologico - non possono non avere ripercussioni negli obiettivi e nel modo di perseguirli.
Penso che una discussione in questo senso non sia mai stata fatta e che sia il caso di farla.
Tutto qua; non c’e’ bisogno di nessuna “difesa”. Non volevo aggredire nessuno.
Uh…questo me lo ero perso….
Beh…forse dovreste indagare i perchè di questo dominio lello romano…se può consolarvi anche a Torino il dominio femminile imperversa ma io credo sia un passo avanti, sia la prova che siete maschi 2.0, come se la vostra gayezza fosse un’evoluzione….non so quanto siamo più borghesi di voi….forse è solo un’illusione o comunque un gap culturale…aiutateci voi ad essere più…non so. Come ci volete? Non mettetevi a fare i separatisti, però! ;o)
Certo che no, nessun separatismo.
Interesting to know.
Ho frequentato il Mario Mieli nel 1985 quando la sede stava a Piazza Vittorio e non c’era nessuna donna che si dimenava per mandare avanti la baracca tranne che Vanni Piccolo
Nel 1987 si decise di “occupare” la sede attuale di via Ostiense e anche in quella occasione non c’era nessuna lesbica. Stessa storia accadde con la nascente Arcigay di Viale Giulio Cesare e di Piazzale Flaminio che frequentai sempre in quegli anni insieme a Beppe Ramina. Al congresso di ARCIGAY del 1987 ancora non si parlava di Arcilesbica. Così da Massimo Consoli non si vedeva una donna se non la nipote che era etero. Quelle poche lesbiche del Pompeo Magno e dei collettivi separatisti della capitale, residuate belliche di un femminismo oramai in via di disfacimento, sfrattate dalla sede storica di Via del Governo Vecchio, risorgono dalle ceneri perchè arrivano i soldi e si beccano dal comune di roma (pagando un affitto simbolico) uno dei primi centri sociali ante litteram, vale a dire un palazzo di 3 piani del 500/600 su via della lungara, adibito a tutto e che diventa una specie di spa-no-profit, rigorosamente in pieno centro storico e rigorosamente interdetto ai maschi, FROCI compresi. Sì, siete froci, mi sentivo ripetere da alcune di loro, ma non potete entrare ..avete sempre il cazzo in mezzo alle gambe! Sono state le prime comuniste che ho conosciuto e che hanno gestito un bene pubblico come se fosse stata una proprietà privata.
E ora per venire alla discussione:
Sono i FROCI ad aver dato visibilità alla questione omosessuale nel nostro Paese e non le LESBICHE e di questo dato storico vorrei che anche cristiana alicata prendesse atto. Siamo noi FROCI ad averci fatto un culo tanto (ed è proprio il caso di dirlo) e non loro che sono arrivate dopo quando oramai la tavola era bella che apparecchiata. E noi, a differenza di loro,gli abbiamo dato spazio facendole accomodare. Da qualche tempo a questa parte leggo dei comunicati stampa e quant’altro dove si riportano gli acronomi scorretti relativi al mondo omosex, che mirano a mettere al primo posto il mondo lesbico rispetto a quello gay. Ma è inutile farlo dato che la storia non si può cambiare.
Ed è purtroppo vero che l’establishment oggi è soprattutto lesbo e questo è avvenuto a parer mio unicamente perchè le lesbiche sono state “risparmiate” dalla tragedia dell’aids che invece ha letteralmente investito e abbattuto quello gay, facendolo ripiegare su se stesso. E questo spiega perchè oggi anche all’interno del mondo omosex non si parli quasi più della questione aids. Parliamoci chiaro: non sono soltanto i froci che hanno rimosso il problema ma anche le lesbiche. E va in questa direzione la decisione di una Battaglia che nel 2008 rifiuta la campagna pubblicitaria del preservativo di Toscani. Ma come? Da tutte le parti si legge e si scrive che l’attenzione sull’aids è calata (nonostante i casi d’infezione siano in aumento) e che parlare di prevenzione non fa mai male e questa signora considera invece “superato” il messaggio che lancia Toscani? Ma devo pensare,ed in effetti lo penso, che la signora Battaglia parla così perchè non vive quella realtà in prima persona e cioè non è un frocio che va a farsi sbattere dal primo venuto dietro un cespuglio, dentro un cesso o una dark room? Non è così che si manda avanti una comunità. Un vero leader si occupa dei problemi che interessano tutti i membri della comunità che dice di stare a rappresentare. E non è vero che le donne ci hanno aiutato a sdoganare le dark. A tal proposito bisogna leggersi le “profezie” fatte da Mario Mieli nel 1977 su Elementi di critica omosessuale. Le dark sono asservite al sistema e non producono nulla in termini di avanzamento sociale. Anzi! E la prima a difendere le dark pubblicamente è Deborah Di Cave, presidente del Mieli nel 1995. Ed il sottoscritto sta ancora aspettando che si faccia avanti una lesbica a prendere posizione sulle dark e su quello che rappresentano. A differenza di Dario Bellezza, Massimo Consoli, Mario Fortunato, Doriano Galli (antesignano delle unioni civili) evidentemente tutti maschietti che, invece, criticarono la gestione delle dark da parte del Mario Mieli e di Arcigay e sponsorizzarono quelle politiche tese a rafforzare i sentimenti e i rapporti di coppia. Ma, ahinoi, su questi intellettuali è da sempre calata la censura e la mancanza di validi modelli di riferimento non aiutano di certo i gay ad uscire da questo impasse.
Ti ringrazio per il tuo intervento Antonio.
Questo benchè, avendo letto i miei post quà e là, sai che lo condivido solo in parte.
Non c’è dubbio che i gay abbiano fatto moltro per migliorare la propria condizione e anche per peggiorarla.
Io penso tuttavia che per ottenere risultati sul piano politico bisogna estendere l’invito a resistere a quante più categorie possibili che condividano con noi le stesse rivendicazioni.
Parlo delle donne, non delle lesbiche. E parlo degli etero. E, perchè no, parlo anche dell’ala anticlericale dell’estrema destra che scambierei molto volentieri con i fannulloni figli di papà del Forte Prenestino.
La liberazione la brigata matteotti non l’avrebbe mai fatta da sola.
Bisogna essere precisi sul piano motivazionale e flessibili su quello organizzativo.
A mio avviso non c’è alternativa.
Riguardo a Toscani io non dico certo che non serva rilanciare una politica di prevenzione riguardo all’HIV. Anzi sostengo il contrario e nel mio piccolo mi metto in gioco tutti i giorni per testimoniare la mia condizione di sieropositivo.
Dico che da tutti i punti di vista, sia dal punto di vista della comunicazione per il Village, sia da un punto di vista di principio, la campagna di Toscani era una pessima campagna e io l’avrei rifiutata.
Era pessima.
Altro che provocazioni trite e allusioni alla relazione tra omosessuale e HIV!
Qui bisogna trovare strategie nuove e io penso di averne trovata una per cui sto, in Boa Rosa, cercando finanziatori.
Staremo a vedere.
Riguardo alle dark Mieli si sbagliava. Non sono le dark ad essere serve del sistema, sono le associazioni ad essere serve del sistema.
Infatti, il fiammeggiante Boa, non è e non sarà mai una associazione.
Per lo meno fino a quando io ci starò dentro.
“Il sistema, invece, può perfino venire incontro ai “diversi”: se rigate diritti e accettate di vivere la vostra perversione al chiuso di quei piccoli ghetti che possiamo controllare e regolamentare, vi proteggeremo noi stessi. Chi va a battere nei parchi e nei gabinetti pubblici cerca guai: statevene a casa! O meglio, venite al Super Cock International Privacy Club: troverete anche il ristorante, lo spogliarello, i filmini porno, il cesso psichedelico e, forse, l’uscita antincendio”. ( Mario Mieli - Elementi di critica omosessuale pag.137 Einaudi 1977)
Ciao Fede scusami per il ritardo con cui ti rispondo ma c’ho messo un po’ a ritrovare il libro di Mieli e ci tenevo a riportare fedelmente il suo pensiero. In ogni caso mi piace “il lavoro ” che stai portando avanti e te lo volevo dire.
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