La stampa è serva dei partiti.
Serva anche quando si chiama “Libero”.
Venerdì sono stato contattato da un giornalista di Libero cui ho illustrato i caratteri innovativi di WE HAVE A DREAM.
Primo tra tutti il desiderio di ricomporre le fratture interne al movimento nel segno dell’unica bandiera comune (la rainbow) e di una lotta che non può che essere di tutti.
E per tutti intendo tutti gli italiani.
Non mi resta che prendere atto di come le informazioni fornite a Libero nel corso dell’intervista siano state riassemblate in modo tendenzioso.
Il messaggio che ne scaturisce è dunque lontanissimo dalla mia sensibilità e non corrisponde nè alla mia visione personale nè a quella di WE HAVE A DREAM di cui, come è ovvio, rappresento un punto di vista minoritario.
- La piattaforma rivendicativa di WE HAVE A DREAM non è la cosiddetta legge contro l’omofobia ma l’intera piattaforma rivendicativa del Pride (innanzitutto le coppie di fatto);
- Non siamo discriminati perchè non siamo protetti dalla legge, ma perchè siamo percepiti come un anello debole del tessuto sociale e la violenza, si sa, colpisce i più deboli. Lo stato deve aiutarci attivamente a contrastare questa marginalità;
- La politica dei partiti è tra i responsabili della frammentazione del movimento che, da una parte, riflette il crollo del fronte parlamentare di sinistra e, dall’altra, è vittima di una partitocrazia che cavalca le aspirazioni e i personalismi dei leader e le fragilità congenite alla formula associativa.
Per questo motivo, sul territorio di Roma (ma non ad esempio in altre città), si è scelto di rivendicare il carattere autonomo della manifestazione rispetto alle sigle partitiche ed associative; - Intendiamo portare il movimentismo GLBTQ alle periferie e non solo nei luoghi chiave del potere;
- Intendiamo restituire la parola ai cittadini che devono farsi SOGGETTO DI RIVENDICAZIONE POLITICA;
- Utilizziamo la “diretta via web” attraverso gli iPhone e gli smartphone in modo da contrastare eventuali strumentalizzazioni accellerando il flusso con cui le informazioni arrivano alla gente.
Il movimento deve iniziare ad autoregolamentarsi e a sviluppare i propri anticorpi.
A titolo di esempio, a poche ore dalla manifestazione del 28 di agosto, le uniche dichiarazioni riguardo all’evento erano firmate Fabrizio Marrazzo (presidente di ArciGay Roma) in quale NON HA NE’ PROMOSSO NE’ PARTECIPATO ALLA PRIMA FIACCOLATA1
Viviamo in un paese alla rovescia in cui è la notizia a dover andare dai media e non il contrario come sarebbe normale.
E’ nel percorso che questa notizia fa di mano in mano sino ai giornali e alle TV che il pericolo di ricontestualizzazione e dengenerazione del vero si fa più grande.
Internet e le nuove tecnologie ci forniscono uno strumento preziosissimo per abbreviare i tempi di questo processo di trasferimento delle informazioni e dunque dimezzare i rischi.
Chiederò a Libero una smentita.
Non nego che questo blog sia stato molto critico rispetto al mondo associativo e alla gestione Marrazzo in particolare.
Tuttavia Kaletraforever, come è ovvio, riporta le mie opinioni personali e non quelle di WE HAVE A DREAM.
Marrazzo risponde appunto in quella sede ad una domanda che gli era stata rivolta dal BOAROSA nel corso delle ultime elezioni alla presidenza di ArciGay Roma.
Ancora una volta mi scuso con ArciGay Roma, non ovviamente con Fabrizio Marrazzo ma con tutti i volontari.
Il presidente non è che un tassello del mosaico.
- Fabrizio a questo punto dichiara di aver preso parte alla fiaccolata. ↩


2 Comments
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Tesoro, tu rilasci interviste a Libero e poi ti meravigli di quel che combinano con le tue parole? Ingenuo.