Ci sono stazioni che si assomigliano nella vita di ciascuno.
Ci sono stazioni che si assomigliano nella vita di ciascuno: Frohnau, Villadecans, Ponte Galeria.
La differenza è nella puzza di pioggia, canne, zingaro.
C’e’ gente che pensa che il proprio paese sia provinciale e che, per via di questo fatto, non partecipi al destino degli altri paesi.
Anzi, secondo questa idea, la nazione più arretrata, a fronte di una esistenza piú triste, soffre meno al momento della crisi.
E’ l’idea di una diramazione culturale e psicopolitica che procede dal centro verso l’esterno.
Questa idea é ció che fa di una persona, appunto, una persona provinciale, vittima e promoter di una cittadinanza orbitante.
Poi nei fatti, benché fossili istituzionali come la NATO paiano testimoniare il contrario, il modello concentrico (“a cipolla”) é un ricordo del passato.
Oggi non c’è centro o periferia e Roma, Berlino, Barcellona, Madrid si aprono e si chiudono l’una nell’altra.
Così mi prendo la briga di fare qualche considerazione… due o tre spunti disorganizzati che magari si prestano ad una discussione più analitica.
Dunque abbiamo il Pride a Roma e a Berlino.
- 27 carri nella parata Berlinese, 10 a Roma.
Di solito ci si lamenta della pochezza dei romani ma difficilmente si considera l’inesorabile algebrico di “carro=denaro”.
Un numero maggiore di carri equivale a dire maggiori investimenti.
E gli investimenti si modulano di solito sulle aspettative di rientro economico e mediatico (ovvero economico) che, a Berlino, sono eventualmente superiori.
Perchè queste aspettative sono superiori in Germania? - All’ombra della porta di Brandeburgo sfilano aziende partecipate, i trasporti pubblici, i servizi ai cittadini, le aziende private come la Nivea che promuovono una nuova linea uomo.
A Roma i carri sono appannaggio del solo intrattenimento notturno o quasi.
Perché?
E’ un disagio del mercato rispetto agli omosessuali o e’ un disagio dell’associativismo postcomunista a relazionarsi col mercato? - A Berlino sfilano i partiti.
Sfilano tutti incluso quello della Merkel visto che la cosa pubblica é appunto pubblica e non si puó permettere che una parte politica rivendichi la maternità di una sezione di questo tutto politico.
In Italia sfila la sinistra.
Solo la sinistra perché il Pride é antifascista (benché il fascismo non esista piú).
E perché la partitocrazia italiana é di matrice monopolista.
I partiti in Italia si pongono difficilmente il problema della cosa pubblica nel suo complesso.
Più frequentemente si ripartiscono fette di questa cosa pubblica e rivendicano su queste partizioni un diritto di prelazione.
La partitocrazia nostrana assume che certi settori della societá siano naturalmente affini alla destra o alla sinistra e che l’inversione di polaritá tra questi due estremi equivalga ad una perdita di identitá (e sia perciò una cosa negativa). - A Roma il Pride é una carnevalata; a Berlino anche.
Direi di piú: in Germania la maschera perde le connotazioni di genere, basta mascherarsi, fosse pure da orso Jogy.
In Italia questa cosa ce la rinfacciano continuamente, in Germania passa inosservata. - A Roma i sieropositivi sono invisibili; a Berlino, che é la capitale europea dell’HIV, anche.
Tuttavia la Abbott (produttrice del farmaco Kaletra tanto per citarne uno…) sponsorizza le pubblicazioni ufficiali del Cristopher Street Day e i carri distribuiscono profilattici. - A Roma le rivendicazioni di carattere politico sono marginali. A Berlino anche di piú.
Per lo stesso motivo? Per motivi diversi? - A Berlino una sola transessuale espone il seno nudo. Tuttavia l’attenzione di tutti i fotografi si catalizza su di lei.
Come a Roma. - A Berlino non c’è una vera e propria “Festa ufficiale del Pride”.
- A Berlino i Pride sono due conteporaneamente, quello principale al Tiergarten (una sorta di nostra Villa Borghese), l’altro, più piccolo, a Kreutzberg (una sorta della nostra S.Lorenzo).


2 Comments
“Solo la sinistra perché il Pride é antifascista…”
O (anche?) perchè abbiamo l’unica Destra in tutta Europa che non sa dare risposte in merito?
una destra cattolica che ha le mani in pasta con il Vaticano aggiungerei