Roma Pride: costruiamo la nostra Teheran.

Prima di tutto ringrazio Paola Concia per uno dei più bei discorsi che io abbia mai ascoltato in un Pride.

Cavalcare la notizia del patrocinio negato dal fascista Alemanno ha avuto un prevedibile rientro mediatico ed il Pride romano di quest’anno é stato piú affollato del solito.

Quella del diniego é una notizia falsa.
Ma d’altra parte cos’e’ il marketing se non una teologia della truffa?

Mi preoccupa di piú una classe politica che ha imparato a non rispondere pubblicamente alle provocazioni, perché scaltra come nel caso del sindaco romano o perché analfabeta come nel caso della Carfagna.

Ma torniamo a sabato pomeriggio dietro un caffé freddo sotto il sole sadico di giugno.
Sonnacchiando sotto il colonnato di piazza della Republica osservavo il carnevale e mi convincevo che quel che di solito si dice, che a ledere l’immagine del Pride siano gli eccessi, le transessuali che portano tette approssimative e genitalia dadaiste all’attenzione di casalinghe attonite, gli irrispettosi sberleffi a Josephine… mi sono convinto che quel che di solito si dice é un pó vero e un pó una puttanata.
Un pó come tutto del resto.

Per come la vedo io il problema é elementare.
Il problema é che oggi 9 carri su 10 promuovono iniziative commerciali (o cripto-commerciali come la Gay Help Line che a fronte di questionabili risultati porta soldi nelle tasche di ArciGay).
E come faccio a spiegare alla Meloni che ho di fronte una manifestazione per i diritti quando praticamente manco un carro (a parte sparute eccezioni) mi parla in modo chiaro ed inequivocabile di diritti?

Non c’e’ nulla di sbagliato nel vendere le serate, intendiamoci…
C’e’ peró una sproporzione irragionevole che pare sia invisibile di quella invisibilità di cui godono di solito le cose sotto gli occhi di tutti.

In una parata ideale 6 dei 10 carri potrebbero esporre le nostre richieste, 2 polemizzare con la politica, i rimanenti marketizzare prodotti.
Non il contrario.
Non é per niente vero che una cosa vale l’altra basta che abbia le ruote e 4 scapigliate che zompettano su Lady Gaga!

Stesso vale per l’esposizione del corpo, il cui valore di rivendicazione non discuto.
Ma é possibile che su 7 dei dieci carri troneggino vetriniste imbizzarrite belle di speedoes e aminoacidi e nude di qalsivoglia rivendicazione politica?

L’idea di lontana derivazione Immica che il comitato organizzativo suggerisca alla gente di vestirsi in giacca e cravatta io l’ho sempre trovata ridicola.

Tuttavia una cosa il comitato potrebbe farla, potrebbe contingentare il numero di veicoli che promuovano iniziative commerciali ed incentivare la partecipazione degli altri.
Per non parlare del fatto che potrebbe fregiarsi di mission meno generaliste di “Liberi tutti”.
Se si fosse catalizzata l’attenzione su qualcosa di piú specifico, mettiamo la proposta di depenalizzazione alle Nazioni Unite, avremmo ottenuto piú clamore e piú rispetto dal governo e dagli organi di stampa.

Io auspico che per il prossimo anno qualcuno (Boa Rosa in primis) si attivi per coinvolgere imprenditori vicini al movimento in modo da far sfilare almeno un carro a rappresentanza di un gruppo di lobby e uno per le campagne di prevenzione contro l’HIV.
Altro tema, quello dell’HIV, curiosamente latitante.

Related posts

1,222 views

5 Comments

  1. June 16, 2009 at 11:05 am | Permalink

    Hai centrato il punto, come al solito.
    Il problema vero è la frammentazione ormai paradossale del “movimento” (che sappiamo tutti non esistere se non nelle definizioni!) e l’assenza di finanziatori/investitori che però latitano per una serie di motivi infinita primi tra tutti i contenuti, la succitata frammentazione e l’esposta marketizzazione strabica.
    Al lavoro fin da ora allora!

  2. June 16, 2009 at 2:22 pm | Permalink

    Oltre al modo in cui il Pride i trasformerebbe naturalmente e senza ridicole imposizioni sarebbe poi interessante fare la conta di quanti verrebbero se questa proporzione si invertisse davvero.

    Ho ancora nelle orecchie due cretine che starnazzavano su dove fosse “il carro di Mucca”. Figurate che je frega delle nazioni unite. Ne ho avuto seriamente timore.

    Ma io sono d’accordo con Amanda Lear: “Q per la Qualità, che è preferiBBBile alla quantitàààà!!!”

  3. June 16, 2009 at 2:35 pm | Permalink

    Propongo che Boa Rosa si adoperi fino da ora all’interno del coordinamento Pride (di cui fa parte) per:

    1.
    richiedere giá da ora i permessi per la manifestazione dell’anno prossimo
    2.
    discutere un tema ed una mission PESANTI! su cui si dovrá lavorare tutto l’anno (e per lavorare intendo ad esempro che bisognerá andare a “vendere” l’idea ai finanziatori)
    3.
    iniziare a fare una ricognizione degli eventuali finanziatori
    4.
    spingere il resto del coordinamento ad introdurre una contingentazione dei carri con finalitá commerciali e ad introdurre un principio tematico per cui tutti i carri dovranno uniformarsi ad un tema specifico

    Il tema che personalmente propongo é:
    Siamo tutti sieropositivi!

    Ne discutiamo e prepariamo come Boa Rosa una lettera aperta in modo da scatenare un dibattito?

  4. June 18, 2009 at 10:07 am | Permalink

    In bocca al lupo. Io proporrei semplicemente di abolire il corteo del Gay Pride e fare direttamente una grande festa in discoteca, ci fareste più bella figura… così ricomincerei a venire ai pride!
    Se poi a questa festa fossero distribuiti preservativi, sarebbe sicuramente molto più utile di un sfilata ad opera di chi gestisce saune e dark rooms, contribuendo alle sieroconversioni. In questo modo Mancuso, Battaglia e tutto il direttivo del Mario Mieli hanno ammazzato più finocchi di quanto abbia mai fatto Ratzinger, non vedo perché dovrei fidarmi di loro.

  5. August 24, 2009 at 12:42 am | Permalink

    Aderisco al post e alla sua analisi.

    Lorenzo: non vieni al pride e fai benissimo a non venirci. Vai pure in discoteca o dove meglio credi, ma per favore evita di parlare di qualcosa che non capisci, a cui non prendi parte e che osteggi. Ci fai una figura leggermente migliore, te lo assicuro.

Post a Comment

Your email is never published nor shared. Required fields are marked *

*
*