60 milioni di associazioni gay.

Mi ha scritto questa sera Guido Allegrezza, autore di Lampi di Pensiero. Sta costituendo una associazione nuova che si affianchi a quelle già presenti nel palinsesto glbtq romano. Io gli faccio i miei migliori auguri e vedrò di essere presente alla cerimonia di presentazione il primo di Marzo a Roma. Un abbozzo di statuto lo […]

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Mi ha scritto questa sera Guido Allegrezza, autore di Lampi di Pensiero.
Sta costituendo una associazione nuova che si affianchi a quelle già presenti nel palinsesto glbtq romano.
Io gli faccio i miei migliori auguri e vedrò di essere presente alla cerimonia di presentazione il primo di Marzo a Roma.
Un abbozzo di statuto lo trovate qui.

Ma vorrei fare un discorso più ampio.
Parto con un fatto.

A Roma c’è occhio e croce una associazione glbtq per abitante.

C’è Arci Gay, Mieli e DiGayProject, c’è Epicentro Ursino con i peli, le panze e il linguaggio postatomico, ci sono le splendide trans di Libellula, c’è il Leather Club Roma, ci sono i socialisti, i radicali, Cioffari, la Casa delle Donne… insomma nella capitale ci sono più associazioni gay che buchi di culo… vabbè diciamo “fontanelle” sennò poi dicono che sono volgare.
Ma io alla fine scrivo come magno; in modo dozzinale ma presuntuoso.
Vabbè… avete presente Fatima?
Ecco, vi confesso il primo segreto.

Una associazione costa più dello shopping di Paris Hilton.

A Roma il plotone di volontari ricorre di solito al modello della… TADAA!!… festa in discoteca per coprire i costi di gestione e ricavare un minimo di utili.
La festa in discoteca è per i froci un pò come il petrolio per gli americani (o Allah per i mussulmani); più un alibi che una fonte di guadagno.

In questo modo lo spettacolo diventa folkloristico; perchè una manciata di culattone derelitte vengono spartite ogni sabato sera tra una cinqantina di soggetti bisognosi, determinati a tirare la coperta dalla propria parte del letto.
100 persone in più per me sono 100 persone in meno per te.
Uno spettacolo che manco se lasci un piatto di rigatoni per terra a Nuova Deli.

E quando la baruffa sui soldi finisce, inizia la contesa riguardo agli ambiti di esercizio visto che, da statuto, questi 50 soggetti si occupano più o meno della stessa cosa.

Insomma se in Italia non abbiamo un movimento gay, è anche perchè questa inutile moltiplicazione degli attori (attrici?) è stata eletta a sistema.
Ed un simile sistema genera una guerra di quattrini stile Colombia ed appesantisce le rivalità e i personalismi.

Fortuna che ora vi rivelo il secondo segreto.
Tenetevi perchè è anche più bello ed elementare del primo.

Per fare politica non è obbligatorio costituire una associazione.

Incredibile eh? Per fare lotta politica basta un coordinamento… che dico, bastano tre amici… che dico, basta un cerino e del buon combustibile.
Lo sanno bene i kamikaze.

Le associazioni non si fanno per fare politica ma per fare soldi (e farli fare al governo che vorremmo combattere).
Ecco… avevo deciso di non dirlo ma non ce l’ho fatta.

Volete fare politica?
Bastano un paio di computer, un paio di telecamere HD.
Ci inventiamo un nuovo cinema, una web TV, una casa discografica.
Mandiamo tutto in giro per festival su e giù per l’Europa e senza pestare i piedi a nessuno otterremo più visibilità di Arci Gay, DGP e chi per loro.
L’arte, quella che se ne frega dell’estetica e del mercato, è la cosa più sovversiva del mondo.

E ora il terzo e ultimo segreto.

La rivoluzione è gratis.
Non puoi fare la rivoluzione se sopra ci devi pagare le tasse.

Servono strategie nuove, futuri nuovi, forme associative nuove.

Ora avrei tante cose da chiedere a Guido, ma le principali rimangono queste:
cosa ha di nuovo, unico e straordinario l’associazione che stai costituendo?
Come intendi finanziarla?
Sei sicuro che il tuo target non sia già coperto da altre associazioni?

Te lo chiedo perchè il programma che ho letto non mi pare dica gran che…
vorrà dire che ne parleremo davanti a una birra.

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8 Comments

  1. February 2, 2008 at 9:09 am | Permalink

    Grazie a Fed di sollevare questi interrogativi.

    Gli elementi di novità che si riscontrano nella proposta che stiamo portando avanti essenzialmente questi:

    * i fondatori: si tratta di persone che hanno specifiche professionalità (avvocati, professori di diritto, esperti di affari legati alle questioni sociali e dei diritti civili, giornalismo e comunicazione), oppure una posizione di rilievo e visibile nell’ambito delle rivendicazioni GLBT, oppure svolgono attività politica istituzionale. Oppure un misto di queste caratteristiche. Basta scorrere la lista delle presenze già annunciate e fare qualche ricerca su internet per capire che cosa voglio dire. Aggiungo che l’associazione nasce aperta a chiunque voglia dare un contributo di partecipazione indipendentemente dalla “collocazione” in base alla comunità glbt.

    * gli scopi: l’associazione non ha alcuno scopo ricreativo, di accoglimento o di “rifugio”. Lavorerà su piani eminentemente tecnici, approfondendo i temi giuridici legati alle discriminazioni per diffondere una “cultura dei diritti civili” (largamente carente in Italia e non solo dalle nostre parti) e per spingere l’azione istituzionale (formulazione di provvedimenti, iniziativa politica, ecc.). In questo le proposte formative ed informative avranno un ruolo necessariamente centrale, in collegamento con altre realtà che operano in queste direzioni (Rete Lenford, Associazione Coscioni, ecc.). In sostanza, l’associazione si occuperà dei diritti individuali, estendendo la propria area di interesse non solo alle persone glbt, ma a tutti quei soggetti che in forme e modi diversi subiscono discriminazioni sociali, giuridiche e politiche a causa di genere, comportamenti, scelte sessuali: per fare un esempio, si parlerà di sessualità degli anziani e dei portatori di handicap, ovvero di tutela giuridica delle persone intersessuali o asessuali, oltre ai temi tradizionali del pieno riconoscimento dei diritti di unione e di matrimonio, legando l’azione a quella di soggetti esterni al mondo glbt, ma cointeressati.

    Non so se questo aiuterà a comprendere meglio il senso di quello che stiamo mettendo in piedi, ma sono pronto a rispondere ad altre domande!

    Grazie, Guido

  2. admin
    February 2, 2008 at 11:38 am | Permalink

    Ok dunque se ho capito bene tu paghi un tot all’anno, mettiamo 30 euro, ed in cambio hai un servizio di consulenza legale e puoi frequentare dei seminari che ti diano una infarinatura in materia giuridica per quel che riguarda le leggi antidiscriminazione e l’identità di genere.

    Benchè servizi di questo tipo siano già stati offerti sia da Mieli che da Libellula, Casa delle Donne, Arci Gay e DGP (in questi due ultimi casi si tratta di servizi telefonici) una associazione tutta dedicata a questo scopo nella capitale manca e mi pare sensato introdurla.

    Lo dicevo già a Famiglia Fantasma riguardo alla Rete Lenford.
    E’ una buona idea che però, se ho capito bene, è un network, non una associazione.
    Io sono sempre per tutti i coordinamenti possibili.
    Riguardo alla nascita di nuovi soggetti mi sembra che questa vada nella direzione opposta; quella di dividere e non di coordinare.

    Rimane il problema di cui parlavo nel post.
    La sede da sola costa minimo un 20000 euro l’anno.
    Più le tasse, i materiali e la cancelleria, la sovvenzione delle iniziative, i rimborsi spesa.
    Con una tessera da 30 euro e niente attività ricreative è dura da mantenere…
    Mi dispiacerebbe vedervi ridotti come gli altri.
    Perchè vedi Guido, al di là dei veleni, DGP, Mieli etc etc non avrebbero finalità ricreative.
    Tuttavia sono costretti a fare feste per mantenere la baracca.
    Ed in questo modo, invece di combattere a nostro favore, alimentano la baruffa e sono un fattore di disgregazione.
    Ecco perchè, qualunque cosa tu intenda realizzare, il problema dell’autofinanziamento è essenziale.

    A questo riguardo, visto che la quota associativa bisogna spedirla a Torre Argentina, suppongo che il sostegno sia di natura politica.
    E questo apre naturalmente a tutta una serie di altri problemi.
    Ad esempio i radicali urlano e strillano ma oggi sostengono Podi, ovvero un governo cattocomunista, partitico e omofobo.

  3. February 2, 2008 at 2:08 pm | Permalink

    L’associazione nasce strettamente collegata la partito radicale per poter usufruire delle sue strutture. Ne consegue che non si devono pagare sede e spese correnti e che le attività saranno finanziate con i contributi dei soci o altre forme che si valuteranno nel seguito, in funzione degli scopi.

    Lo scopo dell’associazione non è di fornire assistenza legale, perché, proprio come dici tu, esistono già dei soggetti che lo fanno e sarebbe inutile e dannosa mettersi in “competizione” con essi. L’idea è di colmare un vuoto di cultura giuridica non a beneficio dei soci (o meglio, non solo a), quanto piuttosto a beneficio della società civile. Fare elaborazione e cultura giuridica significa entrare nel merito di come i diritti che si rivendicano possono essere affermati e tutelati e svelare dove si annidano le discriminazioni che bloccano un sviluppo concreto ed equilibrato delle persone. Penso anche all’ipotesi di creare un osservatorio sull’attuazione dei diritti, teso ad individuare e portare all’attenzione della società e degli enti competenti (giuridicamente ed amministrativamente) l’applicazione mancata, parziale o scorretta di normative nazionali o europee.

    Dato che si sta partendo ora, non sono, siamo ancora in grado di dare risposte compiute su tutte le vie che percorreremo per raggiungere i nostri scopi, ma mi auguro che queste indicazioni facciano chiarezza.

    Rispetto alla questione del partito radicale che sostiene il governo Prodi, aggiungerei che sosteneva. E poi che il governo Prodi si è dimostrato omofobo o almeno indifferente alle tematiche glbt, dopo aver fatto una campagna elettorale di apertura su questi temi.

    A proposito, accetto al volo il tuo invito per una birretta… mi sono fatto giusto ieri una lunga passeggiata sotto la pioggia con Andrew e scambierei volentieri qualche opinione con te, se sei sempre dell’idea.

  4. February 2, 2008 at 2:13 pm | Permalink

    Scusami, approfitto per ricordare che le principali notizie sul tema le ho postate qui:
    http://lampidipensiero.wordpress.com/2008/02/01/nuovi-impegni-a-caccia-di-risultati/
     http://lampidipensiero.wordpress.com/certi-diritti/

  5. February 2, 2008 at 3:27 pm | Permalink

    Ma se ogni buco di culo iniziasse a rappresentare il proprio buco di culo?
    Sai che rivoluzione?

  6. February 2, 2008 at 7:20 pm | Permalink

    magari andrea, magari! ma come dicevano ieri… dove sono le persone che dovrebbero agire nella società e attestare i propri diritti e le proprie rivendicazioni? forse occupate a ripulirsi le sopracciglia? oppure a seguire gli irrinuciabili sviluppi dei ragazzi della De Filippi? oppure a giocare a calcetto? al pub?

    dove stanno i portatori dei buchi di culo da rappresentare?

    :-)

  7. February 3, 2008 at 12:58 am | Permalink

    A curare impresentabili ed irrecuperabili (in tutti i sensi) buchi di culo.

  8. February 3, 2008 at 10:32 am | Permalink

    quindi, alla fine e amaramente, non c’è nulla da rappresentare: tutti soli a cercare di arraffare quel che si può…

    miiiii che brutta prospettiva! :-(

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